domenica 19 ottobre 2014

85


 - la moltitudine comparsa-

quando finirai di mondarti vendimi il diadema da potermi preservare; le bottiglie ghiacciate sono in credenza e fuma tra le mani il vino; i panni appollaiati al freezer restano stesi a mani aperte: cucimi gli uncini cascanti il refrigerio sentirà margherite in ferro sulla schiena; le trafugherò al signoraggio legando budella a scomparsa, le fiamme spaventeranno il capolinea; il vetro cresciuto avrà l'età convincente per orbitare sulle rocce; lega i vassoi nella tempesta di meteoriti e raccogli i fazzoletti insanguinati; luccicheremo ondeggiando le madre di tutte le battaglie venose e perlacee tra risse e brodi di metallo; la pena rintuzza pagine pelviche che irrorano le onde calpestate; a terra tremano gli ingenui per le gioie crudeli degli scoli; noi lo sappiamo.




mercoledì 15 ottobre 2014

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- sulla scena le gambe mordono incistate al cappio -


il coleottero di cashmere nel selfie all'angolo del labbro avvolse l'azzurro al cielo; impiegando il vizio per morire con denti nuovi e umanamente altrui; così le donne arricciate come gatte applaudettero la stuoia sulla pancia color d'avorio; osservando lusinghiere la cucina dallo sfondo nero riverberarsi negli haiku; sugli sportelli ardeva l'intensità della clessidra, sciacquata in sorsi mescolava il dilungarsi ombelicale delle filigrane dentro il maremoto; perdere tempo è l'egemonia della sottoveste e i collant di Chanel odorano l'attesa sotto le pensiline d'oro; bagnate sulla visiera carta zucchero dove la scritta scolorita del mangime umano, svetta nell'aria tetra di manie persecutorie; sin sui capelli da baseball ingrassati al bicchiere mosso in onde simulate; nella velocità il cucchiaio ritrova tavole apparecchiate per il surf dall'alba argentata; barocca se vista da finestre assolate dal rosario in tasca; un benedettino nel baule della vettura respira, esercitandosi alla plancia del diaframma. La via è statica sulla mano.


domenica 12 ottobre 2014

83



- lo sberleffo decaduto a rate -


il mite ombrello campa di fusciacche limando il bordo; enfiando reti innondando il wiskey acclimatato al fuoco dello spry; disboscando alveari al centro dell'angolo, retto prima o poi; rompendo ogni gruccia che sia montana nel vibrare; agganciata e illune fluttua come un verme all'amo; racimola strade decadute, le voci abbottonate per millenni nude e intonse sono udibili; si diviene albini in questo modo, privi di parure consegnando il collare ai gendarmi che abbiano gli occhi abbronzati dall'inferno infermo oppure no.

82


 - la fede ignifuga del transessuale doc.-


la camicia a quadri rotola sul pallone dei pendii infilandosi nelle nevi;  a cumuli rinchiusi in un pugno di sporche ali temporalesche; le cordate cantando agli impiccati alla fune di risalita; scegliendo l'ermellino al collo predetto da perle di ciascun nascodiglio; riposto sulle orecchie intasate dai rumori dietro l'anca d'una catena scesa a piombo; dal maglione rosso amato di vermiglio nella cotta lineare della funivia; dove il sentiero indietreggia allargandosi a macchia d'olio cistercense; sulla mano monca il lume di candela; svetta di mortalità dalla bocca torta illuminando le candeline per qualcuno che inneggia all'uguaglianza; defunta nei più poveri, viva nei più ricchi che nella disparità amano le pallottole; confezionate al mercato dal giallo d'oro che ignora la retta via; pensando al perdono della musa lacera d'amore incontrollato; e il perdono è definitivamente insaccato nell'oblio; così ti guardo nello spirito ingobbito del tempo: mi è necessario; lenire il tuo esistere colmo di colpe zuccherine che riflettono l'afasia dell'esistenza, illuminando l'illibatezza annerita.

81



 - la morbidezza delle diversità -


Il sorpasso nella galleria illumina la moto dell'alveare tornito da lane bianche sulla salita che genera addii che si inviano agli austronauti. Ripiena di led a maglie chiare sulla supèrficie gli scafandri forati da proiettili si staccano dal conto personale con la bandierina che sventola tracciante e incandescente. Di taglia larga col drink nel sangue di qualcun altro i trigliceridi decapottati in altitudine presso la chiesa caccia fedeli in mutande col santo pifferario tra i serpenti; il fulmine sul prato folto ripiega sul volo dimezzandone il guscio d'uovo senz'albume ripara con l''ombrello il tuorlo; stendo la biancheria dall'odor di caldo raffreddo il limite che punge di metallo mattiniero; reggo il pugno sul momento e trapasso le quattro dita di ordinanza. Conquisto il ditale d'oro pungiglione che frigge l'eterno che sale, sciolgo il limite in bolle nel vetro arso di manie. Lo zoccolo nel frattempo circola negli affluenti per quantità femminile e del volume delle unghie parlo sul dialetto che viola ogni lingua slava.

80


 - L'acqua borica sul manubrio senza mani -


La pelle del coniglio inietta il rostro al ragno che precipita legato al filo come un sasso; intessuto d'amantidi religiose sul crinale scolpite dall'asfalto; omicida colorato al fiocco su cui chiacchierano le porte inglesi manomesse; dalla furbizia che riscontra il sangue defluito nel canale con l'idrante rosso visibile: si contorce come una serpe; sussultando preghiere alle provinciali accendendo ogni piovasco eretto sull'ombrello; invia la fiamma monocolore dell'arcobaleno istruito ai pianti che per l'udienza tiene monete rotolanti; rame dalle tasche verso gli occhi edificano lo sgusciato imbroglio; impronta solita di una mano umida sulla carta la toglie in un rutto di pomice; nell'occhio contraccambiando lo scolo alla moneta dirigendola in uno scroscio; vibrazioni che si rincorrono nel coridoio; pettinandosi col tempo che odora di scosse e le pagine del fiume si rovesciano in fremiti; promettendo il trucco dei colori; le prospettive sono ardite per chi si umilia stringendo il gomito.



79


 -  Drum  piano e stratocaster -

La spilla polacca amoreggia la panchina in legno stratocaster; se ruzzola mortalmente sorvegliando il riso strafottente di ogni felino accovacciato; alla zampa flette colpi al collo alla cucitura della serata cerebrale, mordendo il gheriglio annerito nell'abbeverata delle vespe; che gironzolano sul tegame col buco in fondo; infliggendo chiodi all'acqua trapassando il buco attraverso cui passeggiano adorando le cure al vertice lunare; con l'ago asseragliato e secco finta lampada nell'addio; avvicinandosi al flusso che odora parabole di mare sul rovere; nei capelli mossi di suffragi e stambecchi con la teiera all'inglese sulla clavicola in fronte al the; ogni luce si riverbera picchiando ossa dallo zigomo ai piedi nelle scarpe; ogni carta predice il passo nel futuro cancellandolo, conquista legni attraversati dal veleno di sonorità; menzogne dalla balia esperta fuggono, profumando d'oro e cocaina ogni ambiente; sulla strada di mezzeria si rotolano i meloni in discesa allo sbaraglio sull'abisso del canale.




  

78


 - i diversamente tonti col genio dell'ignavia -


Le sinapsi desolate di teste stanche, sfibra le nullità usurate dell'allegria dell'ovvio; ricercando il banale mimetizzato al muro, individuandolo col pennarello disegnando; su per giù il cielo capovolto che non indugia a crollare di questi tempi; affacciandosi sull'elmo lineare dove una brezza in legno e cuoio s'agghindano marcendo il regno che suda; relegato a sotterfugi dai profughi appesi al turchese; al collo del malocchio il quale defunto applaude stando in piedi; scapperà gridando alle bambole di fibra e plastica contorte; " salvatevi "umettando le mani irrise a denti bianchi castrati nei loro sorrisi in mostra; universali cercheranno di enucleare l'esistente; spingendo glorie demenziali per condottieri dalle noie insonnie se la musa sepolta inciderà sulla sessualità dei poveri; questi artisti inscaffalati dalla moda hanno palle logore che lucidano i vuoti dipinti dai processori; invocando come siano fragili le prospettive dell'ovvio, colorando uova rivoluzionarie del senso unico.

77


 - La vettura sul petto dei coriandoli -

Il caldo dell'estate è il silenzio dei monti, dai monti il palloncino solleva la porta alzandola da terra. Attraverso il ricciolo d'aculei, calpesto paracadutandomi a camicia macchiata di sangue. Sul disegno gl'infanti mordono la mela nella penombra del cuore, la pelle dell'edificio screpola gli occhi. Visto sulla cresta dell'onda la rosa vocifera l'inizio del canto: pensa d'essere aggredita dall'innamoramento. Dalla magrezza vocale la finestra ode la donna del quarto piano, spazzola i capelli di blu metallizzato. Sgocciola frattanto lo specchio in una lacrima, lo svenimento dell'oceano affoga. Abbracciato al muletto sollevo l'idioma firmando la lingua. Chiunque in piedi pensa a quando non si è non si hanno frutti. Dall'albero secolare le radici intricate agli abissi si muovono a correnti sgomente d'ilarità. Morire nel destino lenticolare è la particola più originale che si possa trovare sulla pupilla. Sfiora l'aldilà, vegetale osservante, gambe giapponesi che incedono nei pantaloni blu scuro sotto l'ombra.