domenica 12 ottobre 2014

79


 -  Drum  piano e stratocaster -

La spilla polacca amoreggia la panchina in legno stratocaster; se ruzzola mortalmente sorvegliando il riso strafottente di ogni felino accovacciato; alla zampa flette colpi al collo alla cucitura della serata cerebrale, mordendo il gheriglio annerito nell'abbeverata delle vespe; che gironzolano sul tegame col buco in fondo; infliggendo chiodi all'acqua trapassando il buco attraverso cui passeggiano adorando le cure al vertice lunare; con l'ago asseragliato e secco finta lampada nell'addio; avvicinandosi al flusso che odora parabole di mare sul rovere; nei capelli mossi di suffragi e stambecchi con la teiera all'inglese sulla clavicola in fronte al the; ogni luce si riverbera picchiando ossa dallo zigomo ai piedi nelle scarpe; ogni carta predice il passo nel futuro cancellandolo, conquista legni attraversati dal veleno di sonorità; menzogne dalla balia esperta fuggono, profumando d'oro e cocaina ogni ambiente; sulla strada di mezzeria si rotolano i meloni in discesa allo sbaraglio sull'abisso del canale.




  

78


 - i diversamente tonti col genio dell'ignavia -


Le sinapsi desolate di teste stanche, sfibra le nullità usurate dell'allegria dell'ovvio; ricercando il banale mimetizzato al muro, individuandolo col pennarello disegnando; su per giù il cielo capovolto che non indugia a crollare di questi tempi; affacciandosi sull'elmo lineare dove una brezza in legno e cuoio s'agghindano marcendo il regno che suda; relegato a sotterfugi dai profughi appesi al turchese; al collo del malocchio il quale defunto applaude stando in piedi; scapperà gridando alle bambole di fibra e plastica contorte; " salvatevi "umettando le mani irrise a denti bianchi castrati nei loro sorrisi in mostra; universali cercheranno di enucleare l'esistente; spingendo glorie demenziali per condottieri dalle noie insonnie se la musa sepolta inciderà sulla sessualità dei poveri; questi artisti inscaffalati dalla moda hanno palle logore che lucidano i vuoti dipinti dai processori; invocando come siano fragili le prospettive dell'ovvio, colorando uova rivoluzionarie del senso unico.

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 - La vettura sul petto dei coriandoli -

Il caldo dell'estate è il silenzio dei monti, dai monti il palloncino solleva la porta alzandola da terra. Attraverso il ricciolo d'aculei, calpesto paracadutandomi a camicia macchiata di sangue. Sul disegno gl'infanti mordono la mela nella penombra del cuore, la pelle dell'edificio screpola gli occhi. Visto sulla cresta dell'onda la rosa vocifera l'inizio del canto: pensa d'essere aggredita dall'innamoramento. Dalla magrezza vocale la finestra ode la donna del quarto piano, spazzola i capelli di blu metallizzato. Sgocciola frattanto lo specchio in una lacrima, lo svenimento dell'oceano affoga. Abbracciato al muletto sollevo l'idioma firmando la lingua. Chiunque in piedi pensa a quando non si è non si hanno frutti. Dall'albero secolare le radici intricate agli abissi si muovono a correnti sgomente d'ilarità. Morire nel destino lenticolare è la particola più originale che si possa trovare sulla pupilla. Sfiora l'aldilà, vegetale osservante, gambe giapponesi che incedono nei pantaloni blu scuro sotto l'ombra.  

lunedì 18 agosto 2014

76


 - Cromosoma N1b1 -


La mosca sul ciglio del bicchiere sbatte l'elicottero con le ali sollevandosi rovescia il latte sulla terra imbalsamata; respira il mobile contrariato in controvento. Scaccio il vetro dalla furia della bava; bella grandine dorata che a frammenti cade a chicchi trasformati rotolano su ogni viso; che rimbocca le maniche dell'olio all'uva, fuso e marcio convenuto in cielo addensato prima di esordire a festa; di tutto punto in pinzimonio nell'allure dell'anulare, il dito getta sulla battigia gialla seppur notturna l'indicazione per il lago che non muove tigli con piglio misurato; dal maggiordomo mestiere d'innumerevoli disoccupati per meglio dire unemployed: martiri di altezze sterili simili ai monti a tergo di bretelle affusolate a bigodini; arroventati in testa creati dalla cute di targhe alterne e numeri tronfi i quali sibilano come serpenti la loro kabbala; rimestando gli occhi innestati da pubblicità di radio amatori vintage in cabina di pilotaggio presso il nosocomio; dove il battito di una farfalla fugge intrufolandosi periodicamente nel radiatore di cucine rare; brandendo il remo che naviga indirizzando la chiatta sul ramadan e il coltello del soggiorno al passaporto per il paradisio adibito a lavaggi di vetture; nella notte insanguinata che sia breve con gli occhialini da lettura e l'abat-jour accesa nello zaino in cui traspare a spalle il guardia caccia; nudo guarda il volo di gabbiani, di piccioni viaggiatori disperdersi colpevolmente abbandonando ognuno le proprie nubi viola; albatros, ci abitano navigatori verdi al naturale non si accorgono di nulla; sfibrati costantemente dai velivoli che al decollo incollano costoro alle ali che planano di fronte a Tel Aviv accartocciando le lamiere; al ritmo di una Bibbia bianca ed oro, dormo guardando il muscolo dell'avambraccio coricato sull'onda che colora mille toni; dove geometria e filosofia stanno ferme applicando insieme il mastice vetrato della sapienza. Con un disegno a cui come poeta sono ispirato grazie a Dio.  

domenica 3 agosto 2014

75


L'olio febbricitante

Frullati alla la vita sulle proprie trame, il perdono pare sia imminente pruriginoso odore di limatura e saldatura temporale, cicatrice d'un elefante grigio dalle setole indorate, dalla parure di cretinerie; la donna magra si sveste le spalle coricando il tatuaggio, adagiando la scapola sul cuscino, il diadema luccicava vergognosamente sulla pozza di pazzie insanguinate, finestre e pianti; controllai miseri cenci d'una connivenza, accesi il fuoco, feci scorrerer l'acqua viola del fiume sino a valle dai rubinetti d'oro, le vasche di cristallo si riempirono di fiori; di montagna con la parola love ad altezza di uomo e donna: nudi di carnagione bianca caucasici probabilmente sepolti dalle radici da cogliere per non morire mai più di solitudine afasica; scrissi con ciò le note mobili dell'universo appiccicando il senso al tram, in un postik il numero di telefono in chiesa; parcheggiando il centro di ogni circense tra le calle, i carrugi. Aspettando che qualcuno lassù mi chiamasse per lavorare.  

74


L'unicorno tinto


L'incedere del ghigno di una nutria attraversò a semicerchio la strada; divisa dall'orgia calcolata e abbracciata, spiana la spirale col binocolo; vivendo d'anfibi a capitale garantito, colma spruzza; lo sparo a soldi immersi limonando la consulta; appiccicata alla lingua dell'ostrica che freme; a modo suo; sulla barca il lago ingiallisce correlato all'acido solare; sollevato da piante di piedi deceduti sui carboni; trainati dalla fune dei lavoranti dopo il turbine macchiato; che nell'aria a frammenti rilascia spuma a coriandoli ghiacciati; chi muove l'unghia individua il segno colto dell'unicorno inciso sulla fronte ardente.  

venerdì 1 agosto 2014

73


 Hashis


Quando il tempo cittàdino esclude il resto; convoca rotondità al verde accusando il colpo sparando l'imprudenza necessaria e conferendo orrore ad egemonie risolte; allo sguardo mattiniero di bocche vi sarà il pulviscolo; eterno farmaco logicamente allineato fuori da vene e arterie col passo geometrico annerito; dove chi rovescia l'acqua inghiotte cunicoli inservibili al mondo che indovini la produzione di sabbie per la clessidra; segnata della sventura nera i testicoli del cavallo paiono fieri dell'amaca aerodinamica; sorpresa di campanacci dalle campanule asseragliate presso il campanile; le anime morte a tavola chiacchierano sorde al bilinguismo; adducendo al caso la svista anonima ermafrodita tracciata dall'impronta delle infradito e le mutande di ghepardo; iene anziane che sulla poltrona d'osso mostrano in brutta vista la panoramica rinfrancata e l'ostia appiccata al palato d'oro; che deambula sulla carreggiata metallizzata coloniale di colori a olio e la madonna col bambino a braccio; la serpe nel canestro sbarra gli occhi con la X del risorto in mano e ogni immagine profuma 50 chilometri orari sull'oleodotto; levigato con le sfere color del fumo; rappreso al murato che tracima  pugnalato dalla vita riducendo il debito infinito; di soprassalto al ramo in noce, si addebita la relazione di preferenza dando alle lancette il carburante nascosto al freezer; con la luna dietro tutto, all'oscuro.