domenica 3 agosto 2014

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L'olio febbricitante

Frullati alla la vita sulle proprie trame, il perdono pare sia imminente pruriginoso odore di limatura e saldatura temporale, cicatrice d'un elefante grigio dalle setole indorate, dalla parure di cretinerie; la donna magra si sveste le spalle coricando il tatuaggio, adagiando la scapola sul cuscino, il diadema luccicava vergognosamente sulla pozza di pazzie insanguinate, finestre e pianti; controllai miseri cenci d'una connivenza, accesi il fuoco, feci scorrerer l'acqua viola del fiume sino a valle dai rubinetti d'oro, le vasche di cristallo si riempirono di fiori; di montagna con la parola love ad altezza di uomo e donna: nudi di carnagione bianca caucasici probabilmente sepolti dalle radici da cogliere per non morire mai più di solitudine afasica; scrissi con ciò le note mobili dell'universo appiccicando il senso al tram, in un postik il numero di telefono in chiesa; parcheggiando il centro di ogni circense tra le calle, i carrugi. Aspettando che qualcuno lassù mi chiamasse per lavorare.  

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