domenica 30 ottobre 2016

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 - Bip Bip -

Piegai il ferro battendolo nel gas. Immersi la fotografia seppia nell'acqua santiera colma di paillettes. Al macchinista diedi la tavola da surf su cui pigiare la fortuna. Bendato come un pazzo avrei visto facilmente la punta dell'iceberg. Le briciole di pane ricordarono i sentieri celesti da consegnare al postale galoppante. Dal pozzo grappoli di versi sulla verticale a presa sicura tra una pietra e l'altra  cercarono la fuga. Il fiore segue l'unica via di accesso, la corolla fontana per gli homeless. M'immersi nell'odore profuso del tiglio accalorai i sensi tra noi e i nostri sguardi scossi dal riff acerbo.

261


 - Delirio -

Non mi pare un'idea la genuflessione dietro la barricata della vigna rende il fiuto candore frugale. Il guinzaglio in cuoio è parete che visita la tenda in centro al cuore maniero del karma. Le corone transitano, afferro l'artiglio, sorvolo l'aliante illune. Il baratro in vetro modifica la prospettiva aurea, nell'angolo chiunque è nemico da abbattere. Tolgo la mammella, ottuto il cratere, la bruma in retromarcia si candida pietra col fusibile. La tormenta si arrotola nell'acqua. La lente con la camicia quadrettoni autotrasporta i gesti della vastità nel panorama del doppio fondo. Ridicolo lo spazio temporale, il pizzo ad aquilone nero sale scende sulla scala di Esher, dall'aeroporto al vespro.

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 - Psycho -

Metto in contato la divinità col tempo irsuto. Nell'ostrica la roulette impiega tempo per generare perle. Ad alta quota la follia dei volumi inchioda l'aria appesa. Al brandello affumicato, bicipite di vaiolo lunare il marpione Satana siede con la figura scheletrica di fianco. Indico la rotta della cuffia al wi-fi, i fili olezzano di nano secondo. Al velluto raccapriccio la bocca d'aspirazione traduce la gamma mortuaria in filigrana da gioco. Il succedere è nel pianto secolare orbo d'incompiuta maestà. Sotto il braccio marmoreo la salopette fieno nell'intreccio di brillii ctonie comete. Pressurizzo la conca dalla mano lucente. Cinfrusaglia di camicie in ferro, la schiena di Sisifo è una serra a mazzi di fiori.

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 - Icona pop -

Troppa gente nell'occhio smerigliato dello stagno. E penso al diniego della parure avvolgendola al collo albino del foulard. Tu mi pensi allacciato alla spilla del crisantemo, viceversa mi soffermo al sinuoso respiro della sintomatica estremità del tuo volo. Smisto danaro sul fiume, la branda minata a lirica dell'ovvio genera quantità di cenere mai vista. L'infinito è nel boomerang a spacco di gonna. Vestito da sera nel far l'amore con la Musa fui colto in fragranza di reato, indignato gettai alla platea petali venefici i quali si trasfrormarono in insetti pensierosi con l'inclinazione ad imitare Nietzche. Clichè di una piaga sulla spalla degli sconsiderati. Vuoti a perdere cui mancava il pieno del tuo volto. 

sabato 29 ottobre 2016

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- Periferia -

La stella polare della superbia parcheggia nel traffico giovane, lo chignon convulso dalla grammatura crede imprecando. Libero in ciò che perseguita, le strette a curva di mano le rende grottesche. Cubi cementizi al sole algebrico ed enormi ragazzi irrigiditi dal gioco, festeggiano la polvere in cui sei sarà la polvere in cui ritornerai. Al fumo della nebbia diseredata, mezza via sui trampoli nel teschio, si cogita l'alto pianto. Il batuffolo a cometa segue la moto sullo sterrato: l'amante si dilegua.

giovedì 27 ottobre 2016

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 - Pensieri -

I pensieri conoscono la strada; è assolata, abbagliante, lucente. Se odo il cuore gemere alcuni li tolgo, modellandoli cambio loro il peso specifico, li rivolto, li imbastisco, cucio l'orlo, accorcio le maniche, li curo. Verso loro un bicchiere d'acqua, di birra, di Chianti, zitto li rianimo, li faccio parlare, indico il modo, li distraggo con un'immagine d'amore. Spesso hanno questo atteggiamento: volpi; giudicano acerba l'uva che non riescono a raccogliere, ma quella che hanno raccolto non lo svelano. Li inganno continuamente, si fanno ingannare ingannandoti, ho persino dei dubbi circa la mia personalità invisibile, la percepiscono. Lavoriamo insieme, creiamo folla nella follia trasciniamo tutti nelle mani dell'amore. Non potevo scegliere pensieri migliori: mi canzonano lasciandomi nel dubbio. Hanno sottoscritto il contratto in mia vece firmando: I love you.

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- La spada -

Fatti trovare con la spada nel fodero la calzamaglia e la solita zucca di bronzo. La maschera di Dante nel gesso del nostro passo si muove felpato. Non saprei dirti, ma le ruote sul disco ad aria compressa formano la luce che ruzzola sul disegno. Attorno al segno si mescola l'arco tirando la fune: dialoga con l'amato. La mattina serale contiene il violino diurno, acquiescente solubile insiste. Sulle strisce la dignità, la demarcazione avvia il lavoro dalla vita condivisa. Non ci considera uomini, ma supellettili nel degrado. La campana suona l'ossimoro per i vivi, raramente le costole di legno sui defunti ardono. I sordi non odono nè vedono la deriva nel così è. Ma così non deve essere, portatrice di stragi nei gesti, gli odori più dei sentimenti oltre i sentimenti. Solo la torrefazione dei corpi avvolti dalle vampe ci resta. Rimpiango i filosofi con l'epistola tenevano in pugno il battesimo. L'alterità insegna, cancella il senso della vita. Il gioco inesauribile galoppa sul destriero dell'amor per caso divenendo caos. Amo la fragranza miniata nell'oro Musa di millennaria precia. Non ci deruberete il programma per la vostra estinzione, il bacio doloroso che si fonde in noi profuma nella carne in noi.