lunedì 2 maggio 2016

177

 
 - La pergamena -
 
Senza coraggio nè misericordia m'indirizzo all'ovvio nella società che teme inclinandosi al malessere. Proseguo in ciabatta. A ponente immagino il confine imbastito per germogli in vetroresina. La chiglia risuona d'unguento in scarto ridotto, per infierire si attesta sul cucuzzolo degli dei. Rovisto i panni neri nel fondo del catino, se una sonda di sudore sale sulle labbra chiunque tace. Rinverdisco il cumulo d'anni impetrati simulo spunti in lana. Molto diffuso nei cascinali decapottati l'argine di ogni cicatrice intercede a nembi, nuvolaglia e messe. Non vedo che busti in mogano sedie nel colore liquido alla fine. Con diamanti per baci eterni incastonati su giacche demodè, scateno vizio e alcool. 

domenica 1 maggio 2016

176

 - Film d'essai -

le due stagioni invernali si distinguono uguali consecutive. Accendo il televisore imprimaccio l'osso su cui poggio il capo mi sdraio. Il paralume artistico m'inquadra le vettovaglie a centro piazza. I volti dipinti a olio amano discorrere la povertà calzando scarpe Italiane. I rivoluzionari dell'orda che verrà seguono i pirati ritoccando l'occulto nel tempio. Gli stessi volti s'involano nelle comunità ammantati di amore scheletrico a cassette di pesce a spalla. M'inmedesimo in Dio sulla scala. Provo l'umiltà che rincuora l'uva passa nel cartoccio. Sull'isola dispersa ogni ramo che avvizzisce dopo aver concesso i flutti coltiva le ostriche. Rosse conserva la temperatura, nera cambiano le cose le regole. Dall'altura la piccola francese aiuta il sogno corre perdifiato al testo della fattoria. Dinnanzi al faro dell'incendio il fuoco a labbro di lepre cavalca il ferrovecchio. L'attore principale in due tempi surriscalda la testa dell'ariete. La corsa del molosso tra le sterpaglie è ridotto all'osso per formiche e insetti. Con l'occhio batto in ritirata, non sopporto veder morire gli animali. Nei calzoni di pizzo l'antagonista intraprende il percorso infila il tunnel a piastrelle scivola come un airone nelle correnti oceaniche. Non è tempo di pettirossi solitari sui davanzali, ma abeti bianchi come corolle su rami verdi. Non c'è finale che possa ricordare tranne i suoni della danza secca nel vaso di coccio. Una scritta murale invita amore instilla invidia riflesso mondo si alligna ovunque. In dormiveglia steso sul divano davanti al film mi muovo cerco di ripigliare la trama, perdo le funi, confondo i personaggi, i significati, tra poco mi smarrirò del tutto ad occhi chiusi e a testa spenta nelle braccia di Orfeo seguirò il secondo tempo del film.    

sabato 30 aprile 2016

175


 - Nembo Kid -

 Desolante il braccio di sole che triste sull'autostrada di paglia, rende turbinio le schegge. Damascate dal profumo di santi sono appese bagnate tridimensionali. Sul kilim color del sangue cammino vento riarso di mediorientale. L'autofficina ponte di cavalletti in legno espone il cesto d'uva. Il crick leva lo sguardo da terra di siena sugli acini innovativi, rovescia gli occhi dietro le lenti. Nel fuoco la vetrina libra i sogni impilati uno alla volta nel decollo. Il marmo in disuso è calpestato, crinale di faggeto che si ingioiella di cianfrusaglie. Il topos riceve la telefonata che fissa l'appuntamento in prima classe sul carro di buoi e vergini. Vivo astronomo dai cieli interiori levo il geko, l'ombra la incollo sulla schiena del morto. Dalla botte scorre il vino salmastro, quando il vortice dichiara la sua assenza chi muove l'orario fissa per del tempo il pendio. Sul greto del sottobosco pagine di libri spinte dai venti s'infilano a miriadi in coltelli di roccia. Fiuto la polvere: danaro che consuma glicine. Dal cuore scompaio risolto in un nembo ghiacciato con la forza di un personaggio reale. 
 

giovedì 28 aprile 2016

174


 -  Il lupo grigio -

E' un film per educande edule parlato nel femmineo. La talea che rischiara nuota nel branco stilistico allo stato brado corpi filamentosi reggono la luce nell'acqua. L'educazione spiace segue l'edituo al tempo. Immola il palato, risorge dietro nubi infuocate al mosaico superbo. Nell'igiene la falsa greppia scesa dai monti impedisce la scoperta. L'ululato è ostile al miracolo chitarre acustiche di suono mavi. La vendetta ha nuvolosità nuziali in perpetua reazione dal tetto. Guardo Dio. Colma il mondo così l'anima nell'uomo.  


( IAP )

mercoledì 27 aprile 2016

173


 - Panavision -

Rinnego a palpiti musicali le volontà emendate, spodesto l'app, illumino ogni giardino abbarbicato all'mmobile. L'incedere a tacco alto del semaforo è opinione dell'incrocio indossa un loden acquistato in periferia a Bordeaux secoli fa. Collant neri viso impalato la monotona espressione bacia il mondo solito circuito auricolare. Sboccia frettoloso la circonferenza fahrenheit stilla per tutti raggi laser nell'acqua s'innesta sferica sul volo. L'usignolo corvino è solista autore che rulla sospeso. L'ombra di lucore corteccia di leopardo luccica rose colmano l'abisso degli amanti. Noi non sappiamo ma veniamo a scarpe nude cuciti nell'occhio seppia che passa per la luna, la serpe striscia precia come mantra. Bisogna pur dire qualcosa all'oro. Con zampa felina apro la porta in fessura, fiero, di glorie nei mazzi sfocati di fiori. Seguo l'assolo rap governa l'acerbo che prende. Indossato è indice di parsimonia al sacco colmo di ennesime bugie.

( Ph )




martedì 26 aprile 2016

172


 - L'ora della siesta -

E' un pallido giogo decostruito sulle rive del morire. Voci dalla strada sono frammenti d'epopee che limano cantici lunari, per noi. L'ancella accurata distribuisce itinerari non commuove. Spighe frutto penne dell'addio decollano sull'unicorno. A sella sgualcita, il ramarro libera la velocità sulla pietra. Nel profondo flut lego civette dialetto e bevo. Al ramo di fumo libero nebbie incombuste, battezzo grappoli d'uva sanata. Le piaghe telluriche al party girocollo sono sopralluogo al cashmere che dipinge vie notturne. In regia la difesa a zona regge la brughiera legata all'onda porta biciclette. Per me è l'ora della siesta.


( B.d'A. )

171


 - L'indipendente -


Passeggiava oggi la manica diveniva moda nello spirito fiacco che arricchisce. L'unità astronomica di collette abrase contorse comete su tracce di Gesù nuovo. La fortuna ammise frasi che sarebbero state vetta su labbra d'acciaio. Nonostante fosse palese i partecipanti con dialettica il talento per chi partecipava lo videro cateratte tolte dal binario. Con la frazione anziana a braccio teso il Guru del partito limò corna cellophane infilandosi il cappello. Indossava la mantellina, guanti per affrontare venti geometrici. Lo scolaretto tifone grattava sul muro della città la discesa alpina attraverso cui sarebbe salito sull'Olimpo degli dei. Di nuovo il coro con la postura a trionfo salì sul grafico.