domenica 1 gennaio 2017

280



- La vie en rose -

( brevissima sceneggiatura surreale )

Al grammofono tromba cappello da strega, Edith canta un tratto divino sui tacchi del puma. Pettine di nero sbrinato veloce fiamma di capelli sul ponte. Son distante da tutto, tutto è distante da me. Maturo cumuli di colori smaltati, all'aurora il riverbero m'applaude. L'achitettura risorta dalle parti è un pezzo di torta in controluce, tramonto per ciascuno. Deambulo con le gambe le braccia di marmo, circolo sull'inverno a sesto acuto di seta nelle tasche. Col filo elettrico mi riavvolgo nel senso che non trovo, guardo l'arco voltaico cui son geloso, mi sollevo dal parco, acceso spento, intermittente fatto strafatto come fossi ad una festa, sono ad una festa ! Che dico ? Non ho mai conversato con stanze dell'io ignote senza trovare amore. In centro la città, la vita a doppia mandata mi osserva. Osservami pure ! La rabona nella pupilla l'afferro di scuro col Bloody Mary sulle labbra felice se m'intingo di afrore. Non so che dire delle striature che incontro ovunque sulla mia pelle, storie ripetute, storie di amore, di stanchezze, l'augurio acceso sul tavolo che precede la solita notte verso panoramiche d'amore. Così rotolo dalla vetta sinuosa, un occhio nel proprio bulbo. Inutile il vocalizzo che dibatte sulla dottrina: non per me. Non so tu come possa trattenere tra i denti il fuoriuscire del seme, trasformarti in led, poi scorrere sui fili del tram della Milano da bere. Il cocktail è l'intenzione del barman, Ritz Sidecar vede il cognac riserva dal 1865, io non vedo da qui a là, amami ugualmente. Il lemma di fuori, conversa petunia / fiordaliso, sull'anello il diamante dell'indifferenza nella danza che non inquieta. Sempre la campagna di bronzo forgia il salubre in saluti all'aria. Tra le vie ammorba il femminile, in seno ad ogni profumo il seguito. Non ti ho mai vista a mani nude, l'obbligo ci trattiene, il lapislazzuli al trucco vi emerge patto, divieto di assaggio. Non vi è Cristo di legno in lingua che tenga, il biglietto su cui il motto ci ama è visibile in caratteri inglesi. Affamato dalla nebbia tingo l'animo sommerso. Tu altrettanto. Rimane il vapore sul palmo dorato che vede il fiordo intenso, il foro di proiettile, fuma quando ci persegue sessualmente sdaraiati nel bosco, c'inebria maledettamente in noi lo sappiamo.


* Alcune precisazioni su quello che ho scritto


Il titolo - la vie en rose - è una canzone resa famosa da Edith Piaf, Edith Giovanna Gassion, detta passerotto in francese ( Piaf ) cantante attiva negli anni 30/ 60 del novecento.

Rabona: la rabona è una giocata spettacolare nel gioco del calcio, un movimento in cui si colpisce la palla spostando il piede calciando dietro quello di appoggio. In Spagnolo Castigliano significa, coda.

 Bloody Mary: cocktail a base di vodka, succo di pomodoro, spezie piccanti od aromi come la salsa Worcestershi, il cren, il sedano, il sale, il pepe nero, il pepe di Caienna, il succo di limone.

Ritz Sidecar: cocktail preparato a base di Cognac ( Cointreau, Grand Marnier ) liquore di arancia, succo di lime. Inventato a Parigi nel 1945.



                  

sabato 17 dicembre 2016

279


 - Apeiron -

Il caso per i deboli sentimenti è il trono dei ladri d'amorevoli sogni. I fenicotteri tra le vie sporche, gli zingari sul divano del sonno. La pelle porpora sgualcita nube che applaude, mescola i fili del prato, allucinata ripara la cerniera nel lampo, per chiunque vi passeggi la visuale nella penombra. La lenza rimane impagliata dal poderoso jab. Sul divenire l'equazione ha i numeri che rotolano nella rassegna. Et voilà le jeux son fait, il croupier sferra la spinta. Sulla groppa il cane da cappotto fiuta la recita, tragedia in piume su cui vola l'errata corrige grappa. La felicità un fulmine di miccia esplode tattica sul rombo risorge macro. L'occhio contempla i minuti infagottati maltempo. L'acquisto la sensazione scorrevole ed idilliaca, la pancia vuota della clessidra rovesciata riempie il tempo. Mi raccomando. Di sabbie dorate, nella Chiesa sconsacrata, un pulviscolo di riso da matrimonio, refugium peccatorum dal basso premuto contrabbasso. Inutili gli angeli negli occhi, l'ingegno della danza è la natura non per caso. Festeggio l'entità dell'uomo, nasce, rinasce, rinascerà, nel farlo vede provvede. 

sabato 10 dicembre 2016

278

 - L'appuntamento -

E' la tua conversione che mi regge. In noi l'essenza profuma d'idee l'infinitesimale ci percepisce. A piedi nudi affondo nella battigia, conchiglie insabbiate s'inclinano, non riaffiorano. Di salsedine lieve la tiara depositata sulle tue labbra. Vi scorro la lingua intingendomi di umida carne, la cucio col filo per raggiungerti. L'attesa non è un dire indefinito.


Pubblicata su FB. 13 / 6 / 2021 

277



- Glam -

La vita tribola sulla cupola di zolfo, capocchia, spillo senza aver avuto l'impressione che ci siano ingerenze s'inchina a festa paesana. La posa fluttua sulla camicia al banco del pesce poco fosforo. Da li, la strada segna il vocalizzo della tragedia pop. L'impegno fuori misura ripara il non volere tranne il dibattito, caparra insoluta. Nel tramestio di gente indosso il ciglio della mantella ricoprendomi di veri bisogni. Soddisfo i calzoni chiari dalla paternità disunità del non detto. L'antipluvio dietro il ringhio spiuma dal gasolio privando il prezzo nella norma. L'avvenire inchioda l'orda del capire svicola nella prateria la tasca del comando, apre chiude l'inverno, fisarmonica d'un portone col telecomando. Tu dimmi se rimani batti il colpo, quando sull'opuscolo il desiderio si esprime tutto tondo, a grandi passi le labbra sono il bene che ci concepisce. L'oro zecchino scivola senza un perchè i nodi non giungono al pettine. Se la vita dicesse non sono per te, mi rivolterei a chiaviastello nella toppa dell'aurora.





venerdì 9 dicembre 2016

276



 - Chatouche -

Mi siedo davanti alla vetrina di fatti reali, nella lampada decò scorre il groviglio a cascata di capelli luminosi. La Musa muove nel cestello il ghiaccio aggrovigliato ipnotizzata dal sufi s'inginocchia sul bordo del tappetino. In direzione della rosa dei venti il dondolio a Cipolla d'oro regge il mare che si unisce al cielo. Divido la doppia identità nei bruchi ad intermittenza ridisegno l'orizzonte. Sul pianto qualche foglia è bava che striscia color argento dalle tenebre. Fingo la caduta rimango nell'equilibrio. Ad alta quota il fiordo di neuroni maestra di vetture con le sinapsi accende i fari a dinamite. Oltre la barriera riecheggiano di tumulto soprastante. Le slot machine a verticale d'ebrezza sono la minuscola elucubrazione. Le sentinelle sorvegliano. Il destino a pag. 302 del romanzo vede i rapinatori fuggire saltando il muro dai seni avizziti. Con le armi in pugno intrattengo il lume del caffè nella moka. Sul tavolo bambù e panno strofinano macchie solari. E' bella la mostra di sè. La pelle nero verosimile al portafogli cui tengo le banconote in fila indiana sfila. Pago il conto del ristorante, ci ripenso lo pago col tocco di fumo con cui apro la carta stagnola. L'orrore per tutti è la sagoma delle spalle armate. 

domenica 4 dicembre 2016

275


- Fine-

Le spille ti reggono i capelli lo spatitraffico ad aureola di calore galleggia al finire dell'architettura. La pupilla non ammette toni stanchi dall'odore scarso. Livree sul fiume rincorrono il mare, l'osso smosso dell'isola in noi ha il passato che ci esclude. Sopra la pelle l'intima fiaba fora l'attraversamento dei pensieri. Predico il viaggio con lo straccio implume sul molo, ribalti il diniego, al ritorno lego la cerniera ai pioli. Accendi le ali al pellicano di contrasti spazi per una sciabolata di cosmesi, la bava della tela ad occhio piange in noi. Frusto l'intima speranza nel livido dell'estensione, la preghiera che recito cola sulla testa di Dio parte di crocicchio sulla carne. Di gioia non ci si consuma. Attendo la memoria con le ciglia lunghe da prima donna, amo i tuoi occhi quando dentro c'è il mio lieto fine.

sabato 3 dicembre 2016

274


 - Flàneur -

La voce dell'aldilà ripetuta sino a diventare fatto è il canovaccio attraverso cui ti auguro l'amarezza. Le sigarette nella manica dell'inverno alla fiera delle vanità gridano lo scompiglio, rappresentano il sogno calpestato dalla voce della creazione. Il quarto di notte si sviluppa nel tranquillo e sereno fine settimana. Se ti vedo ti sento, nel caso tu sia priva di passione, cammino sulle vibrisse della voce, se non fosse possibile, senza clamore pubblicità di sorta, entro nella presenza che non c'è. Per sicurezza trasporto il tuo busto in marmo sotto l'ascella invisibile. Il collo odora di arte erotica profuma ancora infinitamente di baci su tutti i vestiti dentro cui tutti guardano: nessuno vede. La frequenza della serpe sullo sterrato è innocua, l'acquitrino sfuma la preda nuda negli artigli dell'aquila.


Pubblicata FB 13 / 6 / 2021