giovedì 20 febbraio 2014

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 L'immodesta nuvolaglia al sole di ghirlande e fiori


Su questo palcoscenico, lurido pied a terre dove udire il proprio nome di battesimo è arte rara; distinguendo le dignità spegnendo peli glabri, dagli avanzi sulla collina; che si frantuma osservando il cielo, il quale scende paracadutando a terra l'intonaco a pezzi; nelle tasche d'angeli sgretolando il corso d'acqua d'ogni diga rimbalzando di rumore; col fiuto umido e le scintille a borsa aperta; fuoriuscite dalle nari le quali fiondano di frequenze il martello da scolpir campane agli zingari cinematografici; che osservano ciò che rimase dell'elemosina carbonizzata gravitata nell'aria, tra gocce solenni e tintinnanti; di topazio e danaro spicciolo da bufere e tifoni sulle riviera;  rivestendo con budella nastri di martore recise e linciate che masticavano; adesivi con denti anteriori scovando nel traforo innumerevoli pensieri allibiti; dondolanti sulla gruccia, del pendolo parcheggiato sopra il suit d'ordinanza; disegnato col compasso ad acquerello, che tergiversa pulendo il vetro salutando il muso; del canide fedele al tricolore della mattina; precedente ai versi di alcuni denti esemplari e conservati; alle spalle d'un angelo fotografo mentre divora il proprio glitter: luccicante quotidiano.  

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