martedì 19 maggio 2015

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- Relax -

Inforco due lenti a contatto immagino le code di elettrodi al fiume: acciaio gorghi bronzei. Il successo non è un'opera letteraria, la poesia è di donne alla finestra che reggono il bicchiere del caffè. Il metrò a pallini d'acqua argento parla dell'opera buffa al loro collo. L'acqua non conserva cicatrici e se tace, non ha nulla da dire tranne il lutto. Se la frana deflagra, vedo il ragno apostata che tesse il reticolo del verde. I cingoli di naso greco nutrono le bombe al pizzo icastico. Dipingo l'istante. Il maremoto sculaccia la betulla dall'oblò. Sorpasso la donna che spolvera i denti double face, le accendo il motore dei reni a intermittenza. Fischio come la lampadina luminare arcuata sul battello della Senna. A sera, di solito precedo i miracoli a 33 gradi: guardo sino al mattino e penso.

147


 - pop -

I capelli stopposi limati all'asma fioccano agrumi. Rinsecchite nei loro rosari le parrucche di petali legano i sogni: che la morte se li prenda riducendo il tramonto sulla spiaggia della lingua. L'inferiata costellata di gerani applaude mostrandosi accesa. Lo scudo infiammato ferro ha l'effige di una moneta del prossimo secolo. Stringo l'occhio salutando il pesce d'acqua dolce che volando sbatte sul pontile. Registro la vigna secca di ogni impianto: collaborando imbastisco il finale nei jeans con il filo di fumo di scarico.

giovedì 14 maggio 2015

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 - la rapsodia brilla di mille unguenti -

ogni scintilla buca l'acqua alle estremità del sale: sabbia. Il vento ritrae il freddo nel distacco ama i coltelli, hanno un dio affilato. La lama scoppia tra le mani, di soprassalto le vene in pietra cogitano i movimenti. Non supero nulla se non la modernità che vìolo. Le pupille d'oro emanano sudore, su cui il tatuaggio a ologramma, nuota lo sguardo che discorre. Sul display l'ipnosi sceglie le carte con cui indovinare i colori giunti. Rabbuia il nord Africa tra i disordini di madre terra, le stelle a borchia della cintura, cadono nel muovere la coda variopinta.  

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 - L'aliseo soffia diamanti -

La rotondità dei venti irrompe sulla diade acqua sole. Il triangolo d'onde marine s'insabbia in gorghi virtuosi su cui mostro l'accensione a nobiltà manifesta. In comune gli spruzzi esaltano l'ammoniaca. Devasto pizzi ristrutturati dall'entità dubbia, ripristino la magrezza. Ai ratti l'abitudine di lavare le pedalate nella foschia. Annuncio al cielo i germani reali, chi rientra nuota col remo d'oro. L'angelo infila le innumerevoli gocce di fiori disposti sull'albume della merla: s'intende di natura e sguazza. La pozzanghera è d'acqua limpida. Umido implume, nel telo vi avvolgo il corpo che amo. 

martedì 12 maggio 2015

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 - L'onda geometrica -

Il fiordaliso di lamiera svetta in tutta la sua ruggine. Al guinzaglio di un abisso la fiera d'olenadri vara catapecchie. Fiorirà di nobiltà l'inesistenza, lo sguardo sul diapason accorda i propri geni. Il filo steso ghiaccia il sottopasso su cui le mani mercenarie squillano. Nessun gatto dorme in autostrada, l'anemia del cuce petali sfibrati. Umetto la penombra circostanziando il fico verde. Le montagne s'incollano in lontananza al cinguettio di anime morte. Rinverdisco foglie sepolte lanceolate dal gas nervino.  

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- Il volo coupè -

Celebreremo l'orgia ammendando i corpi uno a uno. Al passo anarchico il rostro becca traducendo la pira in lame di rugiada. Sulla fila la maestà irraggia l'anello neo nuziale. Reggo il solstizio artico del verbo: irrompe a diciassette frange. Qualche numero slitta fuori traettoria. L'innocenza compie passi incuranti sull'orma. Di spalle, ogni corno suona la medesima nota, annuncia la stagione proprizia. Il merlo compare con la livrea femminina: capo bianco, corpo screziato, che affonda nel nero. Chiunque durante il giorno intravede l'esistenza altrui se le domande consuete non irrigidiscono.   

venerdì 1 maggio 2015

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 - La Musa -

Le acque scontrose dell'animale ammaliano la luce che non compare, se non sulla canoa. Fluttua a tu per tu sull'edera. Il canale sulla prua tergiversa a ruota col carillon solare. Istintivamente tolgo l'amo dal boccaglio, il rolex per subacquei, sulla spiaggia chi si abbronza preme l'attimo. Le infiorescenze strimpellano il blu grass alla chitarra, l'acciao consegna a domicilio l'amore in polvere. Di eternità si può morire sul palmo della mano. Potrei togliere il guinzaglio al cane, allungargli i baffi da zingaro dorato. Cosegno sensi al limo, toccando i seni di una donna. Poco più avanti mi ubriacherò. Nostalgia d'una mannequin dall'incedere aristocratico. La quale baciandomi appassionatamente sulla lirica della confessione, sensualmente impertinente nella spirale dell'orecchio mi sussurra: sono la tua Musa.