Inoltre col battente in mano Ganimede è sfiorato in volo dalla corolla di un luccichio della pupilla in resina sulla coda tungsteno cadente della ginestra in volo. Simile un pigliamosche del Paradiso che straorza a piede libero si aggira sulla voce di Fela Anikapulo Kuti, fallin love. Un mistico vaudeville di bambole etiopi una dietro l'altra in uno scroscio annerito registra sul nastro la vetrina in frantumi mixa il rossetto a spillo sulle fiamme in corso. Nulla il forse. Divampa il luccio di sangue a scaglie pesce freddo sul magico H2O dal lirico sfoggia l'abito da sera mentre sfoglia il tragico sillabario. Ganimede posa il battente d'alghe ruggine. 'Ancora bionda: amuleto con occhiali da maschera solare la pelliccia indossata, regge sullo schienale il motto trafugato dagli arsenali navali - caesus est sanus, quem dat avara manus- All'estasi corrente sulla corsa del piccolo uomo nella strada battuta, un seno: il seno: di mater inchiostro. L'assiolo al piano muro saltella dita di rana su tasti orbi di luci psichedeliche. Vinyl il magro, spinge nello stagno il rospo. Nel tuffo crea l'atmosfera che non decolla. La bottiglia di Chateu Mouton Rothchild 1970 in giardino sotto la luna di fiori Inglesi sui passi delle primule innate, ha l'etichetta di Marc Chagall. Stappata da Beby Grunge, festeggia l'età di nuvola Eustaki. Amor armat ministrat appollaiato sull'acqua della laguna miete, sgorga sfasciato.
Il blog è curato da Roberto Corrado Timillero alias Cocuma ecrivain blogger ed è espressamente favorevole alle rivoluzioni pacifiche, alla cultura, al cambiamento, all'amore, alla felicità personale, a YHWH.
domenica 15 marzo 2020
sabato 7 marzo 2020
422
Di qua dalla strada il rione del mercato. Alcuni alberi indipendenti oltre il parcheggio: un nocciolo un castagno su entrambi l'etichetta di provenienza. Dall'altra parte della strada il rione della faccetta nera bella Abissina. Sul pantheon del supermercato di periferia la testa pubblicitaria di carta pesta di Richard Nixon mostra il naso smisuratamente lungo. Muove il capo dice no con il sorriso a denti bianchi da jena ridens. Un paio di artisti imbianchini dal cognome Ribelle cambiato con l'avvento mondiale del globalismo in Scottecs, il testosterone da 1 a 10 = 8, sempre desto vestito di tutto punto pronto a lanciarsi dal testicolo di riferimento col paracadute di seta o nylon a seconda della stagione indossano calzoni bianchi la stella di David sul taschino della camicia con i pennelli nel secchio sulla alta scala da pompiere dipingono con oli lubrificanti per atti impuri, la coppia di Cherubini nella volta celeste. I quali dopo l'ultima pennellata si baciano. Ali a riposo abbracciati si accorgono di essere al centro dell'attenzione le aprono maestose da uccelli umani spiccano il volo alla ricerca di un po' di intimità. Le tre straniere capelli lunghi svedesi sulla panchina di marmo del 700 del parco con gli occhi Deutschland uber alles wunderbar fanno le fusa ai due artisti. Sull'avambraccio Shlomo ha tatuato il sigillo della Sacra Rota e i marroni del Negus al cucchiaio nel piatto. Al Cherubino nascosto dietro la nuvolaglia a forma di gigli profumati si sfila e cade dalla tasca sino sulla terra una scatola di profilattici Settebello Hatù defensor da 12 pz.
venerdì 6 marzo 2020
421
La Nasa decide di bombardare la luna. Il contadino nella valle di Budrione Migliarina che sta tutto il giorno, a volte sino a tarda sera rannicchiato nella botte tra le canne della palude a testa in su nel silenzio di una leggera brezza frizzante il coro del gracidare di qualche rana e guarda la migrazione delle folaghe; quelle con la macchia bianca sulla fronte: una sorta di bacio di Dio sceso dal cielo, e che scivolano notturne sul disco della luna piena su cui depongono in quel volo una scritta millenaria che dolcemente si incide nel cuore umano; scrive un telegramma di disappunto alla Nasa. La Nasa che non sottovaluta mai nessuno gli invia un telegramma di ritorno in risposta. Sig. Villano lei è un incompetente come si permette ? Stia zitto guardi le sue folaghe, e ci lasci fare i nostri esperimenti. Questa è la modernità di cui lei molto probabilmente, ha solo sentito parlare.
lunedì 10 febbraio 2020
420
L'asse del glifo nell'angolo polimero della grancassa mi deturpa il banco dove si divora il fascino esplodente del punto di ritorno. Mentre svezzo l'avvenire sui colli del bel canto, slego il branco a pettine sulla banchisa dove in fondo all'animo illude la spelonca. Damonax di pietra euganea dentro la palla di vetro accende la resistenza con un diabolico colpo di sotto ha ingrommato e cinge l'estate di Mercurio al fresco. Appoggiato al banco un raggio solare che lo trafigge da orecchio a orecchio Mylas converge alle nudità secolari articolate presso le mura di bolidi sussurri. Mi svesto di litanie e correggo l'amaro nel riflusso attacco il discorso sulle ali del ramarro pelle di pesca di passaggio. Il pesce luna fuoriesce dalla bocca di Skilmis schizza da apprendista provetto nella carne della pentola inox del forno a legna sebbene esso sia pesce dal colore vermiglio perde alcune piume acquistate al mercato dell'esofago. La metamorfosi del pesce è scritta sulle istruzioni che si usa per dare lo straccio a mobili e agli immobili. Actaeus sulle labbra ha il deposito di polvere di oro, parla poco non spreca energie, la nutria sotto il tavolo si prova le ali di cartone per il decollo notturno. Ci si sradica con garbo dedizione apostolica. Di solito la vivacità entra dalle finestre della città come adesso, mi rilasso l'asse del glifo ha campo aperto riassetto il banco dei segni. Carico il revolver sparo canzonette alla radio intercetto con l'occhio di gomma Mefisto col ratto sulla spalla fuma un sigaro di oppio a faccia in giù. Actaeus va per dirgli qualcosa, Mefisto lo sbaraglia con un acquisto pret a porter gli sgancia un bossolo da souvenir per la figlia. A preti fiscali rivolti a ovest Mylas la pulce addomesticata sul palmo gli offre un doppio rum sulla lingua ma non lo compiace essendo utile glomerulo al veicolo mensile. Il ratto sussurra all'orecchio di Mefisto una parabola del Vangelo secondo Marco, egli attento ascolta: ma non si ferma. Sente odore dello jus soli della nutria.
419
Tempro l'azimuth sistolico di mezzogiorno lo stempero nel pomeridiano a sfera lucida sensuale per batterla sui cento millimetri sino a raggiungere il tramonto presso la coperta del fiotto di sangue che mi converge nell'oltretomba. Dal piccione di carbone in volo il nastro mietuto in grani regge il vertice del vocalizzo, adombra le foglie di edera espansa in accordo con la curva del promontorio eleusino; da lì la frana vive sputa il fuoco germogliato dalle caverne. Pacifico e raggomitolato nel mestiere delle arti in tasca l'ofide si affila la coda a sonaglio. Borchiato in metallo e a onore delle Cicladi fuma il vizio si accentra integrato di servizi ingrato schiocco conterraneo l'infinito nessuno.
418
Per due seni di sabbia raccolti nella tenda sotto il servizio albino, vengo inoltrato di continuo nel locale egemone di notti finte e conturbanti. Disteso nel protocollo svetto pendente in una rete impertinente, e omaggio a fiumi in orario il simmetrico dentro e fuori da schemi algebrici. Sono in un altro lessico. In un altro afflato. Dove la morte non esiste se non per caso asmatico e privo di sigle. L'edilizia sotto il bosco mi eccede e a volte nel carminio se letto sino all'alba muove il nuovo giorno. Qui le traversie sullo sterrato non raggiungono i personaggi inoculate dalle chitarre cosicché privi di inchiostro navigano nel morso da segugi inscatolati. Senza essenza stendo il dorso ribalto la cabina mi concedo un fulmine rosato colto in sosta, il quale profuma incenso nel ludico procedere.
lunedì 9 dicembre 2019
417
Nel mercato rionale dall'epicentro afrodisiaco la navicella aurifera impiega dopo il ritratto amanuense lo stile santino fidelis virgo per rintracciare la cagna a pelo focato piena di zecche stabilisce la messa del campo a neri abbrustoliti in fosse comuni. Sul bagno asciuga Lexè Nebreo accompagna l'estrema unzione a favore della radio più libera. A frequenza mega hertz se riprende nell'etere di porpora il fiato corto della borsa aborigena, dietro cui la fiamma ludica si spegne abbassa nell'atrio dei pensieri il principio di animosi dalla consueta coperta. Lexè Nebreo lo sa. Il drink non garba alla donna fiasco di vino e autrice in Cornovaglia nello scorso passato aurifero del concerto domestico con stoviglie vasi di coccio su testa pelata del cane gli occhi verde bluastro. La marmaglia nel frattempo raccoglie nelle vestigia ocra laiche della birra trappista, la scala 8:24 da sentenza un 2 a 0 per Schiaffo Indignato. Il quale con la solita lena da mafia autoctona aumenta il ghigno sino al collo della giraffa a cui chiede aiuto. Dall'appennino c'è chi ode l'urlo la parabola proviene a stormo di rondine, corona acquistata in brughiera. All'ultimo piano del sotterraneo esce in ciabatte oboe clarinetto di traverso una gallina dal fare speciale. Dice che le uova d'oro costano un tot al grammo. Schiaffo Indignato se la prende col cane. Lo dipinge cartina di metropolitana di Firenze. Saluta la truppa per destini a equo canone. Nell'andare chiude porte a panorama idilliaco.
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