lunedì 10 febbraio 2020

419

Tempro l'azimuth sistolico di mezzogiorno lo stempero nel pomeridiano a sfera lucida sensuale per batterla sui cento millimetri sino a raggiungere il tramonto presso la coperta del fiotto di sangue che mi converge nell'oltretomba. Dal piccione di carbone in volo il nastro mietuto in grani regge il vertice del vocalizzo, adombra le foglie di edera espansa in accordo con la curva del promontorio eleusino; da lì la frana vive sputa il fuoco germogliato dalle caverne. Pacifico e raggomitolato nel mestiere delle arti in tasca l'ofide si affila la coda a sonaglio. Borchiato in metallo e a onore delle Cicladi fuma il vizio si accentra integrato di servizi ingrato schiocco conterraneo l'infinito nessuno.     

Nessun commento: