lunedì 10 febbraio 2020

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Per due seni di sabbia raccolti nella tenda sotto il servizio albino, vengo inoltrato di continuo nel locale egemone di notti finte e conturbanti. Disteso nel protocollo svetto pendente in una rete impertinente, e omaggio a fiumi in orario il simmetrico dentro e fuori da schemi algebrici. Sono in un altro lessico. In un altro afflato. Dove la morte non esiste se non per caso asmatico e privo di sigle. L'edilizia sotto il bosco mi eccede e a volte nel carminio se letto sino all'alba muove il nuovo giorno. Qui le traversie sullo sterrato non raggiungono i personaggi inoculate dalle chitarre cosicché privi di inchiostro navigano nel morso da segugi inscatolati. Senza essenza stendo il dorso ribalto la cabina mi concedo un fulmine rosato colto in sosta, il quale profuma incenso nel ludico procedere.   

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