domenica 26 aprile 2015

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Sul palmo della mano nacquero nidi al freddo, dal fondo fangoso rilucevano gocce d'orate. Le spalle scoscese annunciarono la felicità dell'epigrafe traducendo il rublo depositato untore sugli occhi. Chi ne pagherà le conseguenze sarà la povertà màestria della rinuncia. Sul punto più assolato degli alberi ammiro i gallinacci col becco iraggiato di natanti. La Luna dorme rovesciando sull'accordo la propria nenia. Conservo il rock nell'umore passeggiando senza guinzaglio. Lo spinone non comprendendone le esequie produce matasse di lana ferrosa. E' la volta buona: il bosco accetterà l'anzianità. Salutandomi sbadiglia umettando il registro. Torvo lo rincorrerei nello spleen col ghiaccio nei ferrodi. Ma dormo e le note tecno che vedo svilupparsi sono carte appallotolate. Il P.greco suonato a quel modo è proselitismo irreligioso. Sullo svincolo dell'udire intercedo per gli uomini provenendo dalla costellazione di Andromeda. Col bacio fisso sulle labbra lo sconto all'accordo anulare: è la prima nota. Dedicata alla lussuria la lirica si veste col diesel nella spirale variopinta. Anestetizzo gli spruzzi se piove, e libero sul muro tradirò il buio. Chiunque passa s'illumina di blu come un'ombra cromatica. Le ruote slittano sulle costellazioni di buche geometriche inviando fasci di luce avvelenati. La radio divisa in due frequenze afferra i balocchi in aria forandoli con la carabina ad aria compressa. La quotidianità è costruita per la normo follia dei non credenti  e comunque sia, probabilmente mi suicido per essere più libero.




 

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