sabato 27 aprile 2013

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 L'alcova nella fusoliera del regime

Soggiorno nei bigodini calibro nove e sessantacinque in testa. Presso l'allegria tingo e cesello l'oro, salto negli sbalzi issati dalle gru gialle. Perdo le rendite di posizione acquistate col pisside cappelluto che ad orbita agito come fosse nacchera voodoo. Si adagiano le vendite al mattino presto. Presso le erbe sacre lego ciò che resta sulla punta della lancia. Col revolver collaudo i bossoli nel crogiuolo. Le presenze umane sono concepite sensori, saggiamente contorte. Innesto tubi catodici spettacolari e la rima arrotonda l'educazione a cingoli per tutti. Nel bicchier d'acqua dove non si annega digito il nevischio ringiovanito lo appallottolo presso il forno a dodici ore dall'intuizione. La tinta legata al buio si sviluppa degna ruotandomi a caldi baci innamorati. Sul litorale cammina la luna nuota al collare d'una schiera di cappelli trucchi ciondoli cani al guinzaglio. Sul quadrante liquefatto le saldature concorrenziali i fili acquitrinosi pendono collegati al pandemonio del monarca. Attorniato da ghiere d'acciaio il fiume rende mani non più immerse. Presso il sale originario pesco sacchi di monete a princìpi fulgidi, in quel galoppo rotuleo che controlla teche solari al limitar del bosco.       

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