solita croce fluorescente danza di notte sullo stagno non è il coraggio che manca alle pessime gambe color rapporto certo delle autorità sulla vettura scintilla la postura dalla serrata la song faccia mai vista sbraccia sul divenire il kechab sparso sulla pelle tinge il sole morbido sul frinire del tintinnio per la borsetta sale il profumo di rovescio adoro le nubi mi commuove la schiuma l'onda sull'arenile in e out un pesce gusta il raso terra del via vai la moda di punte innevate lassù l'idioma stentato la lettera erre altrove la pf mostra il conto al tavolo col branzino tra i denti il fulmine si getta sul ciel sereno chi prende l'ala dello storno la gabbia d'identità rulla il tamburo il cane s'innamora di una gamba la coda è spiralata inforco gli occhiali la tipa in slip sul telo mi dice " ...visto che sole ? "
Il blog è curato da Roberto Corrado Timillero alias Cocuma ecrivain blogger ed è espressamente favorevole alle rivoluzioni pacifiche, alla cultura, al cambiamento, all'amore, alla felicità personale, a YHWH.
domenica 6 agosto 2017
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solita croce fluorescente danza di notte sullo stagno non è il coraggio che manca alle pessime gambe color rapporto certo delle autorità sulla vettura scintilla la postura dalla serrata la song faccia mai vista sbraccia sul divenire il kechab sparso sulla pelle tinge il sole morbido sul frinire del tintinnio per la borsetta sale il profumo di rovescio adoro le nubi mi commuove la schiuma l'onda sull'arenile in e out un pesce gusta il raso terra del via vai la moda di punte innevate lassù l'idioma stentato la lettera erre altrove la pf mostra il conto al tavolo col branzino tra i denti il fulmine si getta sul ciel sereno chi prende l'ala dello storno la gabbia d'identità rulla il tamburo il cane s'innamora di una gamba la coda è spiralata inforco gli occhiali la tipa in slip sul telo mi dice " ...visto che sole ? "
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- Renè Magritte -
Mi levo il cappotto dalle mosche gronda galvanizzato dalle elitre indebolisco le nervature ingessate dai ricordi fluttuo a mani aperte giunte in preghiera con il senso imito il ruggito dall'abbaino al lancio di fantastici aeroplanini separo l'inutile verso col mazzo di fiori la parte di eredità pancia con cui ho a che fare l'istinto del dripping a labbra sul piattino su cui deposito a schiera il canto dalla filastrocca la brucio carta illustre sul palmo di mano divampa nel coltivato gemellaggio il resto del creato forma i calli reali in equilibrio sulla linea della vita col vapore acqueo si attenua l'estratto d'acquisto dal bon ton nasce l'evoluzione rinsavisce le gabbie di orate da cui vedo il fondale di tre secoli oltre preludio da f.lli. Lumiere locomotiva sbuffa tremula foglia di vertigine l'emisfero si accalca l'appendice dal finestrino si dipana e saluta sepolture in contumacia dieci battiti d'ali sulla cassa poi il registro a testa in alto se incrocio lo sguardo introspettivo nessun lucore a corpo morto mi ballonzola estremamente dallo spirito pervertito l'antro rabbuiato è la prassi a fil di lama il fiotto di sangue eseguito veste di tutto punto il refrain viene dalla terra se ne torna in terra scompare con l'ombrello.
354
la cecità dentro fuori di noi affogo sotto il cumulo di macerie eppure canto il non vedere mi abbaglia il reticolo di filigrana tessuto dal ragno l'oscurità si mostra elegante poi l'etica l'estetica vi è un pugno dal cuore di magenta il mondo divampa occulto sulla mano estesa infiamma ferisce il saluto incanta ed imperla i cuori la benedizione del nostro idioma da Italiano subisco il fascino dell'uomo libero
353
- unplugged -
il rotear di ghiaccio nella gabbia il lauto pasto terminato ostile sulle giacche il sussulto d'alghe al seno l'urbanità del nero ove domina svolazza dal murales l'esclusivo tra le pareti solide e liquide i tavolini all'aria le gambe eburnee accavallate dal palco forme inequivocabili di chitarre acustiche il monologo la poesia stacca rende impressiona il germoglio non può separarci se ci vogliamo vivere bevo il drink
352
ogni pedalata il ritmo alchemico un brano del corpo si sdraia unanime la capocchia del fulmine brilla balugina nell'ombra capotavola la breccia la trota silohuette verticale il salmone del palazzo la pinna caudale è saggia la sferza dei venti bussola manovrata dal milite ignoto nega disegna la privatezza in ogni palpebra ofusco il nero dei quadretti interni la vigna di riflesso ora aperta ora chiusa si rinserra il branco di alghe dalla voce porta la compilatoin fiorisce la pienezza nella trance della giornata afosa sotto tenda l'opera a coltre chiusa dal sistema si dispone nottetempo risale la corrente esponenziale lo yacht sul podio del porto è un piacere dal pontile qui la brezza muove le gonne nuove sulla terrazza la nottola di Minerva spicca il volo sul far della sera il giorno appresso l'allodola annuncerà il nuovo giorno denso di problemi da risolvere. Per ora porto in tavola piatti e vino si vedrà la piega che tira.
sabato 5 agosto 2017
351
la campana mi richiama ossessivamante i timpani d'una certa avvenenza battono sulla ghiera il tempo plastica sulla session di linea nera è l'underground significato da cui parte il cappello da saltimbanco sul sorcio svanisce la pulce dell'io tutto avviene sotto gli occhi parziali dell'ora dal grand'angolo sopra le teste il foro da cui la coda appare scompare nuvola si avvicina al padiglione dalle labbra il rantolo d'amore odo il sibilo s'infrange nel coro cosparge il corpo lacero di frenesie fuori i calzoni la camicia rigorosamente avio col ricamo del sole si fa propria l'esistenza sbadiglio al fresco
350
l'aria in testa mi copre l'isola muschiata picchia 4x4 sul pendio scende greffettata d'oro corre sino al blu nobile dalle vene il reticolo di fiordi traccia l'intensità di sudore dai vicoli ghette di germogli tra le scarpe sotto le suole milioni di seni mezze lune pietre sollevo il carico vestito corvino con lo zoccolo infilo il chiodo argento nel tuorlo l'uovo sanguina dalla camicia lo sperone mi si avvicina il tizio caio sempronio dal fare trafelato domanda se il lucore dello sperone quando ciondola al collo pubblicizza il firmamento pazzo fuoco l'artificio o sia realmente la festa barbarica d'un santo apostolo del passato
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