Vivo la regressione in cui mi abbandono. Mi cerco mi ritrovo diverso in un altro me medesimo. Misconosciuto vuoto di cose precedenti, siedo al tavolo sul pentagramma vergo note ubriacanti, fuoriesco dal senso del tutto che mi avvolge. Tu non ci sei, voi non ci siete. Lastricato di pochezza intellettuale colmo di energia m'incammino sulla via allontanandomi con la mia valigetta 24 ore dove rinchiusa vi è la nuvolaglia che si dispone a pioggia battente.
Il blog è curato da Roberto Corrado Timillero alias Cocuma ecrivain blogger ed è espressamente favorevole alle rivoluzioni pacifiche, alla cultura, al cambiamento, all'amore, alla felicità personale, a YHWH.
sabato 15 aprile 2017
giovedì 13 aprile 2017
323
- Menù -
Aggraziata sul masso d'imbarazzi tulipani fingi tutto tranne l'intelligenza. Tra pieghe sorrisi ti dibatti a volo di Concorde mi attraversi come formula algebrica dell'esistenza evento cui imprimo un calco. Dialettico fuso lo scalcio tra le mani. Lo spampanarsi di fiori sotto i getti a pompa riducono le piccole formelle geografiche a casti gnomi. In cui costruisco teorie comparsate su tracciati triangolari dove le ciglia sopra le palpebre toccano le ciglia da basso. Scendo le scale su zampe da gallina, fondo anelli da stratega, porto la veste stropicciata. Lava incandescente la avvolgo nel sanguinante straccio irreale fonte da cui tutto il tridimensionale scorre. Chiusa la porta dell'immacolata, lievita la magia dal naso alla bocca ai mitocondri, da cui il filo del gran maestro cerimoniere, scorre sui pattini dell'episodio immolato a fil di cuore per te quando canti; ti odo nei brividi uscir favella dell'amore.
mercoledì 12 aprile 2017
322
- Il sig. Aplomb -
Senza conoscenza circondato dal silenzio l'inconscio cogita lo scacco matto in cui vive. S'impedisce la redenzione per poter salire la scala della virtù di cui è privo. L'automatismo al non pensiero gli rende il tono di voce cacofonico leggermente impastato ma chiaro d'un retrogusto che si staglia su barricate di supponenza, di chi nel fondo dell'animo è abituato a non controllarne il flusso ignaro: per ciò disprezza. Non ha qualità, non lo sa, non lo rivelerebbe a se stesso se lo sapesse. Per quanto possa apparire introspettivo vive il doppio il triplo di se stesso cammina nella medesima storia dentro un ologramma di cui non è stanco. In certi periodi quando si ascolta stenta a riconoscersi. Nel tentativo di fare conoscenza con il proprio io vive nel terrore dell'autorevolezza che non ha, causa della sua incapacità di concentrarsi a qualcosa che non sia il suo hobby preferito. La frustrazione occultata di questo evento percepito alla lontana, fa si che la rovesci sul prossimo per potersi elevare con dignità alla vita passando inosservato sotto la sferza della colpa. Della vita non sa che farne tranne mantenere un aplomb disincantato. Racconta frottole all'alterità per far passare il tempo.
321
- Phisique du role -
Ha il Phisique du role d'un manovale costruttore di piramidi al tempo dei Faraoni. La barba nera gli allunga il volto, gli occhi svegli di chi non sa il perchè, il torso nudo è glabro da fanciullo. La pelle gli si tinge di bronzo gli occhi di chiaro, mostra d'avere il carattere del fumetto La Linea; personaggio che incontra nel suo cammino numerosi ostacoli spesso si rivolge vivacemente al disegnatore. ( Il cartone animato è costituito da un uomo che percorre una linea virtualmente infinita di cui anch'esso è parte integrante ). Si esprime in dialetto quando sente di avere confidenza con persone individuate non estranee lancia versi gutturali come linguaggio d'intesa, diniego, assenso. A volte usa qualche parola distinguibile che rivela l'ego nascosto pronto al litigio dai tratti territoriali. Conosce qualche parola eccentrica che gli pullula tra le labbra come una pubblicità di cui non riesce a liberarsi e qualche dozzina di lettere come uova sode che non usa se non per disegnarci un paesaggio. Quando si ubriaca si esprime con le vocali aiuoe; la lingua lascia un sentiero di bava sul tavolaccio, sapore nella bocca d'antico legnaccio col nodo da marinaio nel pulviscolo ocra mangiato dalle tarme. Alla Domenica con le consonanti e le vocali al posto giusto riesce a farsi voler bene tra le lenzuola. Torvo, burbero, fiero, col verso a nugulo sussultorio di vespe acrobatiche nella gola, mi fa un cenno a semicerchio con il braccio per dire " abasta" con l'alfa privativo.
martedì 11 aprile 2017
320
- A due chilometri -
A due chilometri da qui il sole nel nuvolo una patina di nebbia che mi avvolge celebra il santo giorno. Cammino sul lastrico da cui traspare sotto i piedi il girone dell'inferno. Si muove sguscia in lingue di fuoco dalla silhouette crotali e cavalli serpeggiano nitriscono scalpitano. Il rinsecchito sulla via della trasumanza di pensieri vagabonda con le pupille enfiate nel silenzio congeniale al suo neurone con cui di solito gioca a tennis. Lupo solitario della steppa in cui s'abbronza s'incendia il pelo sullo stomaco, tarpa le ali a farfalle alle quali in un secondo tempo d'un cortometraggio dipinge la chiglia. Con l'aerografo a pressione accende la miccia alla coda delle sirene le cui squame effondono profumi di Minerva di cui mi inebrio, mi sussurra al padiglione auricolare la propria firma sulla buca con linee di febbre; succursale del cimitero dei Ramones durante i concerti. L'uccello dalle piume di ferro che riduce la sessione ideogrammatica a cencio d'una mangiatoia per meticci col rotore mugolante sotto le gambe invia la postina dai dreadlock morbidi stopposi color del rame artistico. Inforca gli occhiali di Chagal, guarda il nulla, non mi vede, forse non ha orbite, non mi consegna una lettera in cui c'è vergato da Dio la frase aurea che mi tatuo a futura memoria sull'avambraccio tra la Madonna di Czestochowa e l'ancora di ghisa: non li indurre in tentazione ma liberali dal mare che li affoga.
domenica 9 aprile 2017
319
Ruotiamo indipendenti nell'orbita di una corazza di cuore. Il filo incantevole d'acciaio s'intreccia col destino che ci unisce nell'occulto. Tu vieni dal passato io dal futuro: ciò che dici e pensi è già morto.
318
- Ville lumière -
La donna si avvia verso la fede, indossa il cappotto ville lumière, stringe un mazzo di gladioli gialli, inchioda sull'asfalto i tacchi dorati dell'universo. I capelli sotto chiave li scioglie rinnovati da lacca e stucco, la plastilina sul viso le occulta amori restaurati e crollati goccia su goccia a tempio pagano.
Ciò che non si vede è la durezza amabile del genio femminile intessuto di lieve corallo rovente.
La donna si avvia verso la fede, indossa il cappotto ville lumière, stringe un mazzo di gladioli gialli, inchioda sull'asfalto i tacchi dorati dell'universo. I capelli sotto chiave li scioglie rinnovati da lacca e stucco, la plastilina sul viso le occulta amori restaurati e crollati goccia su goccia a tempio pagano.
Ciò che non si vede è la durezza amabile del genio femminile intessuto di lieve corallo rovente.
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