mercoledì 25 giugno 2014

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 Il rombo di catapecchie e liuti, tranne il temporale


Dal sudore un favore l'errore fischiato dalla borsa; à la coque se le campane non sortiscono l'effetto; maculate dalla natura e l'artificio in un bacio è conclamato tra gli innamorati al limite del giardino; sul cornicione del riquadro dove l'aereo di cartapesta trapassa il dipinto; il quale posa stirandosi i capelli e dell'Eden usa occhi d'acciao; con entrambi fluttua assonnando particelle di vitalità nel rosso di fulgore e fulmini di bianco incedono di candore; pedalano in bicicletta muovendo l'energia di ogni occhio meccanico e lingua conca; la quale lesta per ogni lago che sia maestro che conviene spezza; lo svelenire in mille cocci friggendo separatamente e con la mano della cistifellea dà l'arrivederci; al regno di morti gratinati cadaveri allo spiedo attorcigliati col rosmarino aperto; come strilla tra fessure di un'apnea; noi nord africani nel pic-nic dei giardini privati prorompiamo mari da tutte le latitudini agguantando i sensi; incateniamo il primo della lista piangendo i maggiordomi armati nell'inchino con la fiamma bugiarda in mano; ci travestiamo di panni macchiati dallo scarlatto, tondo di fantasiosi atomi per salire il collo; mentre l'allungo degli occhi entra mescolando le cortecce filigrante.

mercoledì 18 giugno 2014

68


L'acqua compressa nel vortice di un bacio illeso e incattivito


L'anonimato del peristilio bivacca sulla fronda; l'innondazione dei pensieri molesti proviene dal mercato allineato da siluri; che ingoiano ogni cosa dal sottofondo rilucente lampada o lanterna che funzioni sulla lapide di vermi; in un pugno attorcigliato dagli encomi che distingue; a chi riceve la bordura da rifinire per l'incrocio che cavalca; togliendo i guanti dal peluche sulla manopola irridente; d'acciaio al taglio tramortito da qualcuno che non sa del fuoco; cosa fare uccidendo chi ferisce uomini senza capo e nemmeno coda; staccata dalle angurie di sonagli apparentemente illusi; nel disuso della domenica, il pane verticale con le scarpe salmonate sul grattacielo si distingue; in evidenza con il paio di jeans pisello tinto sulla città; che dorme colorata presso l'I-phone parlante voce femminile dalla cantina, la quale chiusa in frigo; in un tonfo vibra la caduta a pochi metri dal baratro fosforescente mietendo il sangue sui muri dove cammina; acquartierato dal murales che si frantuma nello scoppio a vetro dalle pareti di porcellana al suolo amichevole e triturato; smiccando nel monocolo ad una corda i movimenti apparenti di coperte e navi trucidate dall'infamia; suonando dove i bambini spengono l'effetto degli psicofarmaci; montanari col pediatra alla portata della mano; immota di motori a quattro tempi col foulard in tasca di qualcun'altro; proiettando dalla plastica alla fibra le noci da cui si preleva il gheriglio di defunti incerti; a gambe divaricate inverando la passamaneria e cooptando allo stesso tempo terre modestamente solitarie dividendole per quattro.






  

domenica 15 giugno 2014

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 Rasentando l'escluso la palla dello zirconio infila il chiodo


Doverosamente il treno deragliò dai bicchieri; di uomini ciascuno illuso a cristalli corti; mensilmente osservanti declinare il giorno: chi sbracciò Saturno a bucce infilò anelli al naso all'universo attraverso lanci; chi immusonendo i colpitori promosse atomiche madonne annerite dal liquame; coibentando l'erotismo pronunciato da spettacoli per monili su colline; cicatrizzando l'allungo al viso sull'abisso incrinando per tutti l'amore filatelico ai Tupamaros; e ci si consuma in teologia liberando l'ambizione imbiancata di premonizioni; proiettate sul dolore, egli disse ed è la necessità che infierisce mirando gli occhi dissero altri; di puttane false e necessarie mentre i piccoli rinvii cancellano la catena spezzandola; nell'ambizione di morti contemplati da pensieri che non hanno; se stessi maschilmente al mento unto a bordo di ciclopi; dalle cui vite scoccano l'ora onnipotente a mazzi di fiori acquosi in mano e revolver nella sinistra; essi impugnano il clitoride in stand by vibrando accesi; sul ruscello abbattuto da uno scucito riff, di brutte bestie.










 

mercoledì 11 giugno 2014

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 Col capo sedato la bilancia del maori giallo


Al mio risveglio ci si sbagliò e chiunque credette di vivere il barlume aerostatico presente; mentre con la foglia d'insalata dettavamo trame in fila ripiegando i sessi che ci dividevano nascostamente; il rumore frustò gli occhi immortalando i sensi sul vuoto del dirupo. I colori col cappio reclinato sulle spalle primeggiavano vezzo chirurgico di un boato cespuglioso; se vibrato di notte se vibrato all'alba la pagina avrebbe acquistato un doppio wiskey e un pacchetto di sigarette; l'avresti visto sgattaiolare col fiato avvolto come si avvolgono le foglie di sigaro cubani; perdendo sicuramente gl'innumerevoli preservativi che vedevi srotolati dai rami di ogni albero bianco e blu, parcheggiato tra le vetture nella città in movimento; una scala mobile inopportuna nella spola tra l'inferno e il paradiso avrebbe mostrato le narici nuove in platino, mentre la lucertola sarebbe sbucata sotto il buco sgocciolante; il governo avrebbe guardato indietro e rigiratosi avrebbe ripiegato il revolver nella fondina; la pulizia di uno scatto sarebbe stato premuto sul disco del creato il quale ammutolito dal turbinio del gallo avrebbe scelto l'andatura a fiori ipotizzati. All'oscuro di tutto, come una palla di fuoco si sarebbe incendiato per poi rotolare nell'acqua e friggendo fumante, avrebbe guardando il pendente parachute.


martedì 10 giugno 2014

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 La tromba sibila colori provenienti dallo stile


Il movimento dell'occhio elettrico ha parole greche in acque lucide; di morfina con l'eco arabo che si riverbera; in bicicletta dove due energumeni tracciano il pallone sotto il gomitolo dell'ascella; la pelle nera in aria muta attorcigliandosi persa da serpenti per la strada; elucubrando l'acquisto di un display che illumini l'ombra strappando immagini di pazzi dall'aldilà; del solaio steso in calce struzzo sulla schiena d'un alligatore il quale agghiacciato a capofitto beve lava che infierisce; la modalità  di cui si sente parlare da testimoni alla fune del pontile; una radio multivalvole urla note e contro note cariche d'immensità; disturbando la gatta stravaccata sul tavolo di noce che nella biopsia del basket, dal davanzale guarda; l'occhiale sfumato d'una domenica mattina incipriata d'acqua santa che bagna le pieghe d'ogni divinità; per due volte santificando la calura di un cuore sullo zaino acceso della Tv; che sulla schiena passando pesa come il vento della sfinge vede, superando il vento nel plurale egemone di una nuda necessità diurna; nel cunilingus che lanciato da gambe irriverenti interviene di fronte al fresco.  

lunedì 9 giugno 2014

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 Le chiatte svitate poi dimagrite


L'uomo con la pancia comprò la moto eludendo il problema; della donna la quale pensò ciò che le donne pensano degli uomini; ci si saluta solo se conviene; alla cura dei particolari frutti da rubare che illuminano le mani; attorcigliando l'occhio per dividere l'incasso cerebrale moltiplicandolo per 36; nel dominio dell'ignoranza e della superstizione mutande che sul mestruo galleggiano da bare ecclesiali; rumorose di fanghiglia rossa in curva piegando le ruote ci si arrotola rovesciando bulloni di grandine dai tetti; tra parabole a padella dove i ricchi con l'etica dei morti di fame gioiscono nell'odore rifiorito degli avvinazzati; non capendo le parole che trovano la pazienza in me; non mi rivedo in nulla e zuffolo ogni litania del freezer che mi attrae di questa calda notte; dove le bocche e le membra si esibiscono nel corpo a frantumi sbattendo la rosa urlando di lavoro socialmente inutile eppure come la vedo mora con gli occhi verde blu indefinibili;  m'innamoro di lei perchè è lei. E lei di me, perchè sono io.

venerdì 6 giugno 2014

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 La neve in scala priva di corde affumicate


L'intelletto innervato di lamine nostalgiche introduce la sopraelevata intingendola di fari accesi al giorno; steso al sole, ausilio che passa all'aria circolando su rami rinnovando l'apertura di monastici zoom; in curva sciogliendo monti nervature rigommandole nel quoziente del salterio con chitarre mandolini preghiere; sostenendo cure moderne e vittime di esistere in polli senza cranio; sulla mano rivestendo le fiammeggianti  tuniche dell'oro rifinito di chi rispetta il cartello in orbita: è perduto;  in chiaro e scuro fantasticando i salmi e la carta stagnola appallottolandola illiberale bruciacchiandola di doppi sensi; rifocillando la risata del gruppo che bivacca seduto in lontananza incollato alla formica sulla zanzariera; la quale s'incendia in rete extrafine puntellando i saliscendi innoqui d'una scimitarra cavo d'alimentazione di molti i quali hanno l'interesse che Dio non esista o addirittura non sia mai esistito. E mentre percorro la via dell'universo; il santo in galleria mi sventola i cattadiotri dalle gambe aspirando dall'oblò ogni lettera proveniente dalla galassia di granoturco pendente, spegnendo le gambe che fuoriescono dal treno pieno di carbone.  




giovedì 5 giugno 2014

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 L'ambo di pelo andino ruota allo stesso moda da millenni


Disponendosi l'uno di fronte al due per l'epica diffamazione, informò il permafrost individuando il nuvolo dal buco della rete; d'acqua marinata allineata alle marmellate confezionate sulla corteccia di ogni pianeta che dall'orbita per rispetto; punta il faro e non si adagia dell'età raggiunta bensì agguanta con la mano la tristezza nella risata emulatrice presso il nodo fatto con lo spago; bussola per ritrovare la via perduta ricreando l'ombra sufficiente per amare progetti che sian futuri per le parti. 

mercoledì 4 giugno 2014

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 Il tuono che pende colando il poncho del vulcano


La tecnologia non ama il freddo compassato su strisce pedonali; che illumina scaldando l'intimità dell'uomo; soccorrendolo da nebbie sghembe a grumi, asociali nell'inquietudine di turbinose sabbie, rosa e blu che si sollevano in un gorgo, riordinando il limite ghiacciato; che fuma di mattina nella bocca rifinita dalla banana, nera come pece sul destriero comunale, sospinto dal profilo basso: non è un tuono l'accensione della Harley Davindson, fuori dalla finestra.