giovedì 23 marzo 2017

312



 - Subappalto -

Sono senza identità son tranquillo. Del resto le cose vanno bene. Se dovessero andare male c'è chi ci pensa: non son figlio d'una gobba. Ne ho l'aria lo so. Mi hanno cresciuto dimesso. Le cose che mi attorniano hanno una punta d'inaffidabilità. Vivo l'ingratitudine a virtù  il tradimento come un dono. Se mi accontentano sono fedele sino alla morte di chi crede in me, anche se gli ho somministrato il veleno; morte che a volte non capisco, ma adeguarmi a non capire è un pregio in subappalto.

311


- Ray ban a specchio -

 Obbietto, imbastisco, tergiverso, sgancio un'idea: la interpreto, mi scaldo pragmatico mi raffreddo; saggio scucio parole dal dizionario forbito, sfiato qualche espressione da suburra, la ricucio di buone intenzioni: all'orizzonte plausibile il tramonto. Non è per tutti, prendo tempo. Lo avvolgo di premure nello chic: basico sorbisco un tè, uno per chi c'è, si ragiona meglio. Il lavoro risoluto può attendere.

310

 - Pensiero al vento -

La voce ed il mio cuore leggero vede l'attimo in cui vi è tutto ciò che vorrei sentirmi dire l'amore nell'odore si ramifica nel silenzio innonda l'immaginario deforma la realtà dilata l'impercettibile crea tempo all'interno dello spazio reale inconoscibile col favore dei venti di cui non saprei dire.

309



- Buon viso a cattivo gioco -

Le piogge sono abbondanti i petali s'infrangono sulle rocce di legno. Ciascuna levigata dal tuorlo di sole arrostisce il nido. Geki scarlatti accendono il loro carbone, la modestia intirizzita spedisce la parabola presso l'hotel in cui lucida la catena. Sul divenire danza corona di maglia posticipa il palcoscenico. Tira le tende sul fiume. Il brivido dell'increspatura dell'acqua taglia la prua natante in plexiglas. Le impronte a mano sulla firma sviano l'esodo d'argilla. Gli attori vedono gl'innumerevoli anni costanti. Nessuno mi ha mai visto al lavoro. Il vento solleva le maniche, le vigne sull'emisfero dettano il programma. Sul pendio la scanalatura trae matrici dalle chiavi apparentemente austere nel silenzio fugge la rosa della carne. La penombra ghiacciata dall'anelito del vademecum tira tardi per ottenere il rinvio. L'angelo del fuoco con la solita abilità si stampa sul muro di gomma e noia.

sabato 18 marzo 2017

308


- Totalitarismo -

Sarebbe ora è l'ora giusta manca un po' penso sia passata lo sarebbe stata. La ritrovo  pronta imbastita con un sorriso di sconforto la lascio com'è. La riprendo al momento esatto quando accadrà se accadrà. A volte l'ora giusta è un mistero; in ogni caso sono d'accordo con me stesso: è tardi. Rispondo al telefono del fine settimana; le budella raggomitolate nel ventre, le gambe sotto il tavolo imbandito, il lambrusco che macchia, le ghiandole salivari che gorgogliano di piacere, gli occhi vacui da animale che razzola in cortile zampetta sotto i portici, questi i veri volitivi filosofi dell'ora giusta. 

mercoledì 8 marzo 2017

307

chi ci muove se non la metamorfosi dello spirito di cui non conosciamo l'Identità / che accresce in noi l'ordine piccolo grande simile all'universo: / fosse spirito umano annienterebbe dolore e mortalità 

lunedì 6 marzo 2017

306


- Chakra -


L'incanto al centesimo passo m'invade il chakra, cruccio dei lampi in sesterzi. Vibro l'olfatto a calotta di rame. Lancio il cappello su cui edifico la testa, con la ghiera in vetro intingo le dita nell'acqua. Lo specchio riflette il peggio del reame. Indago la trama nel ricamo d'inchiostro, batto il tempo inquieto. Alla luce dell'abat jour tolgo gli speroni del gallo alla porta, punto l'orario sotto coperta. Non si spiega il coraggio a chi non ne ha.