lunedì 25 dicembre 2017

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come vuoi l'importante è amarti un bel da fare sul sentiero del chiacchiericcio un'orda avvoltolata in fiamme che s'invola con la lingua a promontorio nel verso sapido di morsi atterra sul corno poggiato sui pioli poi lo strumento a fiato sulla scala recita notturna il rullo cui m'intendo di suoni e la fetta di anima il lemma che ti caratterizza il corpo se danza appeso alla gruccia dei miei intendimenti 

domenica 10 dicembre 2017

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non contengo verità oggettive da esporre solo la congiura dei colori regge il fronte la notte tu enigma di mietitura ti porgi borgo illune strappi il vento dosso di particelle in volo ovunque dalle fronde l'acqua salmastra è biacca germoglia consacrata a melodia fuoriesce pallida sotto le zampe il mondo infrascato nella faretra infilato al dardo vagisce anima letta nel vasto cratere innanzi al leggio smosso da pelle e ossa il rammarico dai gesti drammaturgici sulla vetta il tramonto drink iperboreo 

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d'accordo questa è la politica io viceversa intendo affermare che ornato di lamelle il vento dinoccola la ruota di numerosi miagolii sui vetri dalle imposte ho percepito il giardino Italiano i cui tratturi sono brividi in fiamme creano in pieno zelo lo zip tra le antiche follie sul drappo il conto eretto esiliato dai jeans arma le cosce in contumacia rovescia i bicchieri dal pelo ricurvo le femmine sul bottone d'alto rilievo tra i denti mostrano in rose l'adagio in equilibrio dismesso sferza di continuo l'andirivieni trova lo spago di umanità sulla pagina mentre l'altra produce le nostre anime denim cosi ti ho vista sciarpa al collo vendere in cortile la ribalta d'accordi in santa pace di noi diritto all'inferno

giovedì 30 novembre 2017

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Spingo l'uovo alla cock sul terrazzo rotola in corsia la donna nel tappeto la seppellisco a volo d'angelo misuro la carta avvolgibile edifico quattro pistoni da un piede all'altro i cilindri dentro cui nascondo il set di conigli a gambe divaricate son cromati sulla sedia trillo elettrico appendo la giacca da colazione tira la tenda lo zombie chitarra fisarmonica woofer grancassa sbiadisce la giornata di vivacità verso le dita di citronella appaiate alle rotaie l'ombra sferica insegna il testamento per la 

saldatura  nella feritoia in cui inserisco il bancomat di spalle al cielo crepa dal termine testimonia la popolarità del tubare sul filo col piccione increspato il puma registra il timone dai pedicelli cresce l'allure barbagiglio e l'egemonia della visione in controluce cava che accende l'incubo la locomotiva a cataratta si tuffa nella cascata pop eppure benedico l'orribile ed egocentrico imbozzolato dall'agonia ambulacrale il tempio turrito conversa corsaro e assorbe i colori sino all'ultimo respiro d'ossidiana 

il cacciavite grida libertà l'idea delle crune rivoli di boccioli a grucce su palle gutturali col microfono stanziale riavvolgono il sartiame esodato spingo in rada il veliero di carta la vostra dipartita straccia la nostra vitalità dinastica ad ampio raggio la stesura dell'esercito per Gratia Divina band come suona il bourbon doppio ghiaccio in riva al mare le lancette dell'ora sfilano in gabardin sul podio l'acquario circonciso appunta con Calliope l'amore di un polpaccio e quattro carte da giogo per

lo sparviero due sensi dalla Cadillac mostra il piumaggio increspato dalle pendici gli occhi accipitrali ruotano a globo l'orfanotrofio piatto tuona ossessivo recita i misteri senza architrave al contrario veste il sermone di corpo mistico la madre in lingua traspare sul binario del tramway madida di sudore dopo l'arrivo i versi rotti scontro tra il turbino e il nodo che lega i contrari in corso d'opera il vorticare mi rende forte mi abbronzo nella mimetica del ruolo sulla piattaforma come un organo.        

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la mole d'occhi cerchiati si restringe sul capoverso la fanciulla dai denti azzurri convoca l'aeroplano in sguardi centellina il blu ghiaccio di foglie al cospetto dello sventolio inerme con le braccia lustra il gorgo panorama di tizzoni a scintille accese il tacco sommerso nutre il promontorio i tacchini in volto tempio nazista la razza con la corona slabbra di vermiglio il frantumarsi iceberg col grembiule sbircia sul molo l'attracco della figlia in modo gentile amorevole nel telaio cruna di buffet in rose d'acciaio

al proletariato in disuso scandisce la coperta della ricchezza vero disastro a questa latitudine genera prole e palestre autoctone con l'amico alliscio l'inox nel silos la gualdrappa copre la cadillac anni 50 sul cofano intrecciato nel tabacco Buddha con l'omphalos illuminato a giorno nella foglia i preliminari senza un arbitro dal maiale l'haiku dance della scrofa al confine con l'oceano che non è il mare per chi vive sulle vette i relitti nuovi sono alla deriva del lignaggio cuba libre d'accento sassone

crocchio a mandorla poi paratia con cui mi allaccio la radice della patata pelata indosso il poncho i gemellli nell'isola screziata il cappello ad ampie tese ripristino il fiume come da accordi lo lego alla buca immensa ripiano sulla cui folgore rassetto i fazzoletti con cui si saluta lo sterminio da cui erutta coriandoli plebiscitari il naso umido solenne di monopolio in casa dell'oca dove i ferrovieri tracciano sull'abito la formaldeide del tepee nella radura sto con il metro da sarto lo spaventapasseri d'un santo

misura la circonferenza lunare per stingere il passo della sfinge da cui ruota l'abisso centinaia di raggi d'asfalto si librano in volo coriacei di frequenze a radio marina l'onda d'urto spaventa le foglie di palma col delfino nello spacco vertiginoso al collo smercia con grazia il tuffo del destinatario col cero in mano si liquefa la freccia si stropiccia le tasche dall'inchiostro firmamento del futuro imbastito in piccoli miagolii nel canyon in nero si conchiude assorbe i giorni piegati a tovagliolo 

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la palma in vetro zigrinato infila lo spago attraverso il patibolo d'individui li dismette suona la patria potestà la fanghiglia sul passo d'addio rende minor ponte al macabro l'incesto d'impotenza luccica  l'enneagramma si dibatte sull'arenile le ali prospicenti al mondo mutualistico ospiti a palazzo son scia proiettili strisciati nel bancomat rovo di more fuori stagione carezze nei baci svapora al dente il leone sul labbro col soffio sottovuoto il felino irrompe spaccia  brillanti evangelici nell'alacre latino

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quando si ottunde la cremagliera il legno ruscellante produce odio la quiete sull'ala bascula centellina il vento fiasca tra le note di molluschi si ritrae rabbrividisce il seno plastico col fiore di uva passa in borsa si strofina illune panna sul vestro umetta le cicatrice in tangenziale tra noi la steppa indefinita inganna il tuo viso traghetta l'enclave di slip al cloroformio l'ecrù romanzato sugli albori delle tegole recita il fruscio metallico della Madonna redatta col filo di Scozia illacrimata panorama sul piatto