giovedì 31 maggio 2018

405

le spalanco lo sguardo su di me magra snob giace minuta si sofferma non le dico mi pare trafitta dai nostri peccati un piacere rivederla sul lavoro per me dietro quell'espressione aumenta il prezzo dell'inzigare il segno schiaccia lo sgomento l'interesse, le nostre iniquità, l'ho vista combattere nella terra dei luoghi a quelli con le automobili non interessa il talento, tiene duro e pensa di colpirti in basso e più basso di così sul finire delle giornate il vento le calma lo stile pallido nel farsi odiare per concludere si arresta in bellezze ricama odi ritmiche di chi indossa i vecchi turbanti infilata nella coda arma il chiodo roba che le ha spaccato il bicipite in due mi guarda bella da impazzire le dico muto di te farei una donna onesta ed è traguardo tremulo vive finta la voce insipida da diva furiosa  

lunedì 21 maggio 2018

404

un tormento la spirale logaritmica promessa di nuove onde ripetute dall'incanto sul letto la notte spira  d'acqua imbevuta foglie piegate ad ali veranda mi soffermo a roccia odo conchiglie nel coro ligneo nient'altro rispetto drammi letterari in voga mi si consuma plausibile la disdetta su scale multicolori intrapresa scale a chiocciola l'uomo esterna avvolto nel sudario compare scompare l'imo in un desiderio di lanterna a cuore in mano mi ricuce il cappio non individuo il punto di stanchezze
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d'asfalto sulla zigrinatura buia del vespro a fasi alterne guardo le vallate in cui il giallo limone spira il vento di voil sui volti filamenti pergamena ad acqua nera tintinna a capelli spediti all'indietro incalzo i pensieri la tua luce caravaggesca avvolge a drappo il sangue di sera mi si scorge dai fori a pallottole con la testa reclinata giaccio nell'ascensore del respiro fiotti a battiti di cuore tra le dita amo il tuo viso imago flesso alberi affissi sul sentiero di cammeo a chiodi da colibrì consumo i tempi
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giovedì 26 aprile 2018

403

il giorno bivacca sul futuro stenta la risalita in apnea sul dorso di fune giunge il mare nell'otre lingue di cetra le recluta sontuose sul disco due passi si sfila diafana a strisce pedonali i ragazzi in equilibrio son rumore dal fondo la fissità gialla bagna l'ala dal movimento a bifora la tenda dinoccola davanti il foro getta l'immondizia ostenta sul cappello la nobiltà tracciabile dal sentiero
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ciò che non riesco ad insegnarmi è il rullare del vivere distaccato afflato monocolo cui affilo la lama d'acqua salmastra le rughe del peristilio le borse lucide dalla bacheca il germoglio lanterne del non perduto coleottero rose d'un qualsiasi percepito l'altra fase trapassa nell'io lo stoppino sott'olio d'ogni fiamma tranquilla nell'equilibrio sul verde nord dà consistenza l'intimo della scienza
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col momento necessario dentro cui intasco posso distrarmi umanamente un soliloquio rep fosse principio di finezza le perturbazioni con cui mi riordino il pasto nudo è frullato di gambe nel ritmo il flusso mi trapassa son spazio tempo lo interpreto per amore non commemoro la servitù dell'utile se tutto è qui appena sveglio il tritolo per dentifricio non son disposto siate voi ciò che non è stabilito      
  

lunedì 25 dicembre 2017

402

come vuoi l'importante è amarti un bel da fare sul sentiero del chiacchiericcio un'orda avvoltolata in fiamme che s'invola con la lingua a promontorio nel verso sapido di morsi atterra sul corno poggiato sui pioli poi lo strumento a fiato sulla scala recita notturna il rullo cui m'intendo di suoni e la fetta di anima il lemma che ti caratterizza il corpo se danza appeso alla gruccia dei miei intendimenti 

domenica 10 dicembre 2017

401

non contengo verità oggettive da esporre solo la congiura dei colori regge il fronte la notte tu enigma di mietitura ti porgi borgo illune strappi il vento dosso di particelle in volo ovunque dalle fronde l'acqua salmastra è biacca germoglia consacrata a melodia fuoriesce pallida sotto le zampe il mondo infrascato nella faretra infilato al dardo vagisce anima letta nel vasto cratere innanzi al leggio smosso da pelle e ossa il rammarico dai gesti drammaturgici sulla vetta il tramonto drink iperboreo 

400

d'accordo questa è la politica io viceversa intendo affermare che ornato di lamelle il vento dinoccola la ruota di numerosi miagolii sui vetri dalle imposte ho percepito il giardino Italiano i cui tratturi sono brividi in fiamme creano in pieno zelo lo zip tra le antiche follie sul drappo il conto eretto esiliato dai jeans arma le cosce in contumacia rovescia i bicchieri dal pelo ricurvo le femmine sul bottone d'alto rilievo tra i denti mostrano in rose l'adagio in equilibrio dismesso sferza di continuo l'andirivieni trova lo spago di umanità sulla pagina mentre l'altra produce le nostre anime denim cosi ti ho vista sciarpa al collo vendere in cortile la ribalta d'accordi in santa pace di noi diritto all'inferno

giovedì 30 novembre 2017

399

Spingo l'uovo alla cock sul terrazzo rotola in corsia la donna nel tappeto la seppellisco a volo d'angelo misuro la carta avvolgibile edifico quattro pistoni da un piede all'altro i cilindri dentro cui nascondo il set di conigli a gambe divaricate son cromati sulla sedia trillo elettrico appendo la giacca da colazione tira la tenda lo zombie chitarra fisarmonica woofer grancassa sbiadisce la giornata di vivacità verso le dita di citronella appaiate alle rotaie l'ombra sferica insegna il testamento per la 

saldatura  nella feritoia in cui inserisco il bancomat di spalle al cielo crepa dal termine testimonia la popolarità del tubare sul filo col piccione increspato il puma registra il timone dai pedicelli cresce l'allure barbagiglio e l'egemonia della visione in controluce cava che accende l'incubo la locomotiva a cataratta si tuffa nella cascata pop eppure benedico l'orribile ed egocentrico imbozzolato dall'agonia ambulacrale il tempio turrito conversa corsaro e assorbe i colori sino all'ultimo respiro d'ossidiana 

il cacciavite grida libertà l'idea delle crune rivoli di boccioli a grucce su palle gutturali col microfono stanziale riavvolgono il sartiame esodato spingo in rada il veliero di carta la vostra dipartita straccia la nostra vitalità dinastica ad ampio raggio la stesura dell'esercito per Gratia Divina band come suona il bourbon doppio ghiaccio in riva al mare le lancette dell'ora sfilano in gabardin sul podio l'acquario circonciso appunta con Calliope l'amore di un polpaccio e quattro carte da giogo per

lo sparviero due sensi dalla Cadillac mostra il piumaggio increspato dalle pendici gli occhi accipitrali ruotano a globo l'orfanotrofio piatto tuona ossessivo recita i misteri senza architrave al contrario veste il sermone di corpo mistico la madre in lingua traspare sul binario del tramway madida di sudore dopo l'arrivo i versi rotti scontro tra il turbino e il nodo che lega i contrari in corso d'opera il vorticare mi rende forte mi abbronzo nella mimetica del ruolo sulla piattaforma come un organo.