martedì 22 agosto 2017

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nell'ambra un braccio immobile un ettolitro sull'asfalto da rubacuori ripara il giogo in aria pennella il tre di picche all'occhio pittato nell'ovvio la carena per la curva è necessaria la nave di carta si cura nel porto la distinguo sotto l'ascella scorre fredda tra le dita tubature per l'impianto in forma l'archeologia sussidiaria al semaforo che brilla di verde sulle spalle squittisce da perfetta tomaia lo smeraldo un ciuccio legato raglia incarnito non si distingue dagli altri ragliano anch'essi come fessi tutti legati allo stesso albero amo l'istinto dopo il distinto forse per questo ti amo sei ciò che penso  

375

il mondo sommerso dalle gazze atterra a nodo sul fiore la radice a chioma si destreggia tra le correnti sul lampadario i rami secchi gestisco l'introito di baci sulle labbra il rantolo di carne brucia la ferrovia a chiave di violino sulle montagne russe è il clamore per venere nel delta prima della stazione traccia la verticale la cimice s'abbronza nel soppalco arricciato dal suono al suolo si specchia nella pozza la falcata valico sul disco registro la memoria se dice di là mi litigo non mi riconcilio 

domenica 20 agosto 2017

374

le sardine costano il prezzo del baccalà il flipper scivola dalla pigna elettrica alla supernova funziona se incrocia il battello in acqua ogni proposta necessità della chiave su zampa da fenicottero l'altra afferma le millefoglie rosa per la scimmie francesi il bruco non è farfalla intrepreta la poesia in forma gaudente scranno per l'acrobata croce che flirta col cielo norvegese la ballerina del loto declina il ponte levatoio per il passaggio sulla clip degli zoccoli siedono neri sul trotto la ritmica dell'incastro a voce relativa seduce rende le tigri accovacciate l'arco dei trionfi sale sulla magica montagna la sedia a dondolo in vetta cavalca il cappello da equilibrista alle feste non mancano mai i garofani ispirato dal sogno che nutro non so se sia un bene o un male niente di più bello che amare il prossimo

373

divelto dalla tua apparizione stendo la passerella sulla stagione il davanzale mi mostra le gallerie due bicchieri on the rocks ci abitano traffico il loro smoking di cristallo si eleva a morale chiodo fisso il caldo brucia il raccolto nos non pluris sumus quam bullae l'orto atterra sul pube in area di rigore bigia la capitale fischia l'industria di piacere depenna abiti per la cena nudi al buio il silenzio poco prima della croce di Sant' Andrea pessima la girandola col traghetto è carta in mano il triangolo mi tintinna all'orecchio sul capo la scintilla cosmica specchia la spettrale funambolica arma da taglio indice per la festa il cimelio in ogni budella il ripieno si smorza in padella a candela arrugginisco nella posizione di statua l'invaso colma le orchidee annaffia l'ombelico granello di catena la treccia toglie l'autunno l'inverno se ne parla a primavera quando le giostre fischiano legate al suolo col filo di vento danzo sul nirvana a corpo morto aderisco allo spolvero degli steli ti vedo sul fieno se ti perdo ti ritrovo mentre scorro con l'idea di un inizio vibrante corro con l'uccello del fuori ed è una gara a chi si muore dentro
  


372

questa corsa sul ciglio della fronte non può essere che donna rampa a perdifiato il lancio al vento piega i minimi dettagli a piedi scalzi la sera diretta dai colori metrati regge l'avaria sull'istante dazio di metropolitana al sole sotterraneo la scorciatoia millesimata priva di saio per necessità con cui sello il cavallo è virtù che abita la metafisica cuce metafore sul volo archeologico crolla il lancio delle pietre desnude l'onda intonsa è accesa nidifica sul visibilio rosato sabbia d'ogni comparsata l'edera screziata l'utopia friabile lo scendiletto che colpisce il pioniere nel breve spirito bronzeo in cui vive

371

la glottide in ferro decolla dal letto di farfalle voce sul fiume corre incendia sbatte il lenzuolo sulle mani incallite il fantasma schioda la polvere sul ghigno seduto deambula goffo sinistro incede utres infilati ambulamos il collo stropicciato emerge dalla baccinella galleggia il senso digita lo strappo favella concia le mura con l'avambraccio esce di mezz'ora inviolata l'estetica brizzolata porpora di risate fa mezzasera al tavolino intreccio alghe fossili  la musa vestita blu mi bacia in segno di pace trasformo il principio con l'ago il ditale cucio le acque separo il cristallo indosso lo scacciapensieri   

sabato 19 agosto 2017

370

il viaggio è niente più che un nugolo di zanzare dal rumore secco accende il morire al funerale priva il fantasma della guardia il corpo cimice cammina su quattro idee verticali la distanza semina il calcare sul megafono la voce cura tutti i mali la grinta che non hai riposa nel nodo a fazzoletto trave di foglie sempreverdi la siccità di questi mesi arrugginisce la fanfara appollaiata a fari accesi si libra afferra il contrario lo scontro suona nelle viscere dita corte da pianista afferrano il polmone del piano agito l'elmetto vibra sonnolento l'inglese sullo sgabello dipinge apre lo sguardo al bar oltre frontiera con le lacrime agli occhi di lei osserva il dibattersi delle mosche orbe le innumerevoli vedettes dal bicchiere metà vuoto metà pieno le benda il wiskey staziona ad olio compresso sulla criniera la pensilina con un velo caldo dalle casse stereofoniche getta in piscina l'io tra cubetti e fette di limone